Un figlio a tutti i costi, ovvero come sprecare delle buone occasioni

di Cristina Cuccuru

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In Italia abbiamo qualche problema col progresso, si sa, e quindi difficilmente riusciamo anche solo a parlare di certi argomenti, restando anche parecchio indietro rispetto al resto del mondo. Ogni tanto però qualcuno ci prova, non esperti del settore sia chiaro, ma chi lavora con i grandi mezzi di comunicazione.

Ci ha provato anche Fabio Gravina, al suo debutto da regista, ad affrontare un tema delicato come quello dell’infertilità all’interno di una coppia non più tanto giovane e tutte le conseguenze che derivano da questa difficoltà, il tutto raccontato in chiave comica. Un figlio a tutti i costi aveva quindi tutti i presupposti per offrire qualcosa di importante al pubblico italiano in modo leggero ma efficace.

Peccato che l’esperimento sia totalmente e miseramente fallito.

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Le difficoltà di concepimento di un figlio risiedono a livello biologico in una oligospermia di Orazio ovvero una poca vitalità degli spermatozoi, e questa è già un’informazione importante che esclude l’età dei due, 47 anni lui e 37 lei, come possibile causa o aggravante. La coppia rinuncia all’inseminazione artificiale dopo un solo tentativo dicendo solo di non poterlo ripetere ma senza fornire nessuna spiegazione a riguardo. Orazio ripete periodicamente degli esami ma non viene fatto nessun accenno al trattamento previsto per l’uomo in questi casi, per poter rafforzare l’azione spermatica. La moglie Anna non fa altro che scaricare la colpa di tutto sul marito, senza nessun tipo di empatia e sostegno, minacciandolo di ricorrere ad altri mezzi per poter avere il “suo” bambino. Una delle alternative, dopo aver fatto ricorso anche a tecniche sciamaniche, sta nel rivolgersi ad un professionista con cui Anna potesse avere un rapporto sessuale e ricevere così finalmente la sua tanto desiderata fecondazione.

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Lo scenario che si presenta al pubblico è snervante, il povero Orazio che cerca in tutti i modi di trovare un po’ di pace nella sua vita tra la moglie isterica, l’amico psichiatra (per niente utile e che dovrebbe essere radiato dall’albo) e una sua paziente con tendenze paranoiche e depressive che sviluppa un’ossessione per il protagonista. Per completare il banchetto, Orazio si trova coinvolto in una indagine della polizia che lo ritiene responsabile di alcuni riti satanici nei cimiteri. In tutto questo l’uomo, senza nessun tipo di supporto medico e psicologico, deve pure fare i conti con i sensi di colpa per la sua incapacità a procreare.

Questo minestrone di personaggi poco strutturati esiste solo in funzione di numerose gag ripetitive e per nulla divertenti che rubano del tempo prezioso alla possibilità di scavare più a fondo nelle dinamiche della coppia. Neanche l’interpretazione di un cast ben scelto riesce a far ingranare la storia che per la maggior parte del tempo sembra non andare da nessuna parte fino al miracolo finale: Anna resta incinta di Orazio e neanche lui sa bene come e quando sia successo.

Questo film si può definire solo in un modo: un’occasione sprecata.

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