Quando troppa felicità fa male. È arrivato il Broncio!

di Elena Caterina

è_arrivato_il_Broncio_OutOutMagazine1.jpg

Tra gli aspetti più interessanti del film diretto dal messicano Andres Couturier c’è la sceneggiatura di Jim Hecht dalla quale emerge molto chiaramente la volontà dell’autore di staccarsi dai soliti stereotipi dei protagonisti dei film di animazione in cui dolci principesse attendono un bellissimo e vigoroso principe, e anzi trasforma il superamento di questa dinamica in parte della narrazione.

Il regno di Groovynham è un regno felice, dai colori tanto variopinti da sfiorare evocazione psichedeliche. È appena giunto alla corte del re il nuovo mago, Sorriso, che spinto dall’irrefrenabile desiderio di donare il sorriso e la felicità a tutti esagera a tal punto da scatenare il caos. La punizione è la reclusione in carcere e la separazione dalla sua amata consorte che viene spedita nel nostro mondo, una Londra che evoca gli anni ’70, nella quale costruisce la sua vita fino a diventare nonna del piccolo Terry e la creatrice di un grande parco giochi ispirato al mondo magico tristemente e forzatamente abbandonato. Dopo la morte della nonna, un Terry adolescente troverà una traccia di magia nel parco ormai abbandonato e riuscirà a tornare nel regno di Groovynham dove intanto Sorriso, evaso dalla prigione e desideroso di vendicarsi, è diventato il Broncio e ha trasformato il mondo colorato in un regno triste e grigio. Insieme alla principessa Alba, toccherà al giovane Terry diventare l’eroe che ristabilisce la situazione iniziale.

è_arrivato_il_Broncio_OutOutMagazine2.jpg

Il film, una coproduzione inglese e messicana, riprende una serie animata televisiva trasmessa negli anni ’70 in America Latina che ha costituito il punto di partenza del prologo (e quindi il regno fatato prima del disastro causato dal Sorriso) e della quale sono stati mantenuti e approfonditi diversi personaggi.

Sono due gli aspetti più interessanti del film diretto dal messicano Andres Couturier (già regista dei Top Cat e i gatti combinaguai): da una parte la sceneggiatura di Jim Hecht e dall’altra le ambientazioni prodotte da Ánima Estudios, Prime Focus World e GFM Animation. Per quel che riguarda il primo punto, emerge molto chiaramente la volontà da parte dell’autore di staccarsi dai soliti stereotipi dei protagonisti dei film di animazione in cui dolci principesse attendono, come unica possibilità di salvezza, l’arrivo di un vigoroso e bellissimo principe, e anzi trasforma il superamento di questa dinamica in parte della narrazione: la principessa Alba parte come un personaggio stereotipato in tal senso per poi evolvere consapevolmente in una figura di donna capace non solo di badare a se stessa ma di diventare aiutante dell’eroe, che non diventerà necessariamente il suo principe e che potrebbe diventare semplicemente un amico.

è_arrivato_il_Broncio_OutOutMagazine3.jpg

Da un punto di vista visivo, molto interessante è la commistione tra un’animazione che si ispira, a livello di ambienti e non tanto di personaggi, ai capolavori di Miyazaki (il regno di Groovynham in versione felice ricorda molto La città incantata) e un tipo di animazione tipica dei videogiochi (su tutte viene in mente il mondo del draghetto Spyro). Il risultato è un qualcosa che in un primo momento stordisce ma che poi convince nel rievocare allo spettatore situazioni comunque conosciute. I personaggi del film sono stati disegnati da Craig Kellman, che ha anche disegnato personaggi per film come Hotel Transylvania e Madagascar.

È arrivato il broncio è un film sicuramente poco per grandi, non ci sono particolari livelli di approfondimento psicologico e in alcuni momenti la noia è dietro l’angolo, ma è certamente un film capace di colpire la fantasia dei bambini offrendo una storia, un ambientazione e dei personaggi diversi dal solito, che non è male.

Rispondi