Da solo non ce la puoi fare e solo l’amore ti salva: Il sole a mezzanotte

di Cristina Cuccuru

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Ah gli adolescenti, così intensi e così melodrammatici, non a caso nel mondo cinematografico non mancheranno mai, per ogni generazione, i cosiddetti teen-drama. Ultimamente però, si fa largo una sottocategoria interessante, quella che vede i più giovani alle prese con la malattia e la morte, il tutto sempre contornato da sentimenti ed emozioni forti.

Non fa eccezione dunque Il sole a mezzanotte – Midnight Sun, in uscita nelle sale il prossimo 22 marzo e con protagonista Bella Thorne e Patrick Schwarzenegger, che sulla scia di altri film dello stesso tipo, come Colpa delle stelle e Noi siamo tutto, cerca di sensibilizzare gli adolescenti sull’argomento utilizzando tutti quegli elementi strategici che tanto li colpiscono: amore, amicizia e musica.

Katie infatti, è una diciassettenne che ha la passione per la musica e passa le sue giornate a comporre canzoni con la sua chitarra. Il suo talento purtroppo ha davanti a sé un grande ostacolo: Kate soffre fin da piccola di una rara, lo xeroderma pigmentoso, una letale “allergia” al sole che la obbliga a restare perennemente dentro casa non potendosi esporre al sole. Katie pertanto si limita ad uscire all’aria aperta solo durante la notte, approfittando dei posti più strani per suonare la propria musica. Un bel giorno, o meglio una notte, incontra Charlie, un ragazzo che fin da piccoli lei osservava dalla finestra e per il quale, nel tempo, ha sviluppato dei profondi sentimenti. Da questo momento i due inizieranno a frequentarsi, senza che Charlie sappia niente del problema di Katie.

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Diciamocela tutta, questo film non ha niente da dare in più rispetto agli altri, il punto di vista con il quale viene raccontata la storia è sempre lo stesso, non mostra nessuna nuova sfumatura. La personalità della protagonista sembra rimandare ad uno spirito vitale, ma poi è solo quando trova l’amore che si convince di essere qualcosa di più oltre alla malattia. Il supporto familiare ed amicale sembra essere marginale, rendendo il tutto un po’ superficiale e poco realistico. Complice di tutto probabilmente anche la poca alchimia tra i due attori che interpretano gli innamorati, nonostante fuori dal set dicano di essere grandi amici.

Un altro elemento a sfavore è il fatto che inizia un po’ ad emergere il dubbio che la morale non sia quello del cercare di vivere al meglio nonostante la malattia, ma che ti puoi salvare solo con l’aiuto di qualcun altro. Sicuramente è salutare lo sviluppo della capacità di affidarsi alle persone che ci vogliono bene, ma è anche importante acquisire il senso di autoefficacia per poter combattere per la propria vita, soprattutto quando si è giovani.

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Il film, diretto da Scott Speer, è inoltre un remake del giapponese Song to the sun, uscito nel 2006; invito a visionarlo in seguito, per poter fare un confronto tra i diversi approcci al tema, anche in virtù delle enormi differenze culturali, soprattutto per quanto riguarda gli adolescenti, che intercorrono tra questi due Paesi.

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