Black Panther si appresta a diventare una hit senza precedenti

di Roberta Lamonica

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Black Panther (2018) è un film Disney-Marvel, diretto da Ryan Coogler e basato sui comics creati da Stan Lee negli anni ’60. Un cast di tutto rispetto vede la presenza, tra gli altri, di Daniel Kaluuya, candidato ai prossimi Oscar come miglior attore protagonista per l’horror Get Out, Angela Bassett, Lupita Nyong’o, Chadwick Boseman, Martin Freeman, Forest Whitaker, Michael B. Jordan, Letitia Wright e Danai Gurira.

In seguito alla morte del padre in un attentato dinamitardo, T’Challa (Chadwick Boseman, non la scelta migliore per il ruolo da protagonista, vista l’evidente mancanza di carisma) deve ritornare in Africa per ascendere al trono ed ereditare il ruolo di Black Panther. Il suo regno, Wakanda, è nascosto al mondo da ologrammi e trovate ipertecnologiche: dall’esterno corrisponde all’idea stereotipata di arretratezza del continente africano, ma in realtà è un regno ricchissimo e tecnologicamente avanzato grazie all’unico giacimento al mondo di vibranio, un metallo alieno che fornisce energia illimitata. La salita al trono per T’Challa acquisterà i toni di una vera e propria lotta e il supereroe si troverà a dover sciogliere non pochi nodi prima di riportare stabilità al suo regno.

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Black Panther sta dominando il box office negli Stati Uniti con 108 milioni di dollari nel secondo weekend di programmazione e con 400 milioni di dollari incassati a 10 giorni dal rilascio nelle sale, attestandosi come il secondo più alto incasso di sempre dopo Star Wars: Il Risveglio della Forza. Il 69% di coloro che lo hanno visto lo hanno valutato ‘eccellente’ e il 23% ‘molto buono’. Contrastanti le posizioni sul film da parte del pubblico americano. Chi sostiene che per valutare l’incasso de The Avengers si dovrebbe tener conto dell’inflazione e che quindi Black Panther non sarebbe il film più visto della Marvel. Chi sostiene che si tratti di ‘blaxploitation’ e che il cinecomic sia stato creato a tavolino per attrarre una determinata fetta di pubblico. In realtà Il film sta continuando ad attirare un pubblico etnicamente molto diversificato. Circa il 37% di spettatori è caucasico, mentre non più di un 35% è afroamericano, secondo ComScore/Screen Engine.

Ma quale è allora la ragione per un tale successo? Black Panther è essenzialmente un film divertente, ben fatto con attori interessanti, immagini fantastiche e una trama accattivante. Manca nel film il sottotono ironico comune a tutti i film MCU e talora anche l’azione tumultuosa e serrata e l’energia che ha sempre caratterizzato il genere. Se Coogler avesse mantenuto tutti gli aspetti cinematografici per cui gli amanti del genere vanno a vedere questi film, probabilmente anche il messaggio che il regista ha voluto trasmettere sarebbe arrivato con più forza e…meno parole. E invece la struttura fumettistica rimane un po’ in secondo piano e il film a tratti straparla.

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Ryan Coogler ha voluto concentrarsi sul messaggio, quindi, a scapito dell’azione. Quale messaggio? Essenzialmente politico. Ambientato a Oakland (chi non ricorda la storia di Oscar Grant?), nel 1992 (anno delle rivolte razziali di Los Angeles), Black Panther è la risposta a Trump quando parla di “shithole countries whose refugees prefer the American way of life to their huts.” Coogler vuole far mostra di come sarebbe l’Africa, con le sue bellezze e i suoi talenti, se non venisse depredata da secoli di tutti i suoi beni e le sue ricchezze. C’è tanto tributo alla cultura africana e la celebrazione dell’Africa e delle sue radici compresi i duelli rituali in questo film, e ben venga. Il regista statunitense mette in scena il bisogno di ribaltare lo stereotipo che al cinema vede gli attori di colore in ruoli spesso simili e comunque relegati a un certo contesto sociale, culturale, economico.

In questo, il fumetto si presta bene perché il genere è stato antesignano nella promozione di una certa inclusività, inserendo personaggi non bianchi e non maschi nelle proprie pagine da sempre. A Martin Freeman, unico bianco in un cast di soli neri, fra l’altro a prevalenza femminile, è stato ripetutamente chiesto come si fosse sentito a trovarsi, per una volta, dalla parte del gruppo di minoranza ed egli ha sempre laconicamente risposto che Black Panther è un film Marvel con le stesse caratteristiche degli altri film Marvel e che trova strano che ci si concentri essenzialmente sul colore. Ha affermato di non avere altro in mente se non che “erano tutti attori che lavoravano con lo stesso scopo, quello cioè di portare a termine un buon lavoro.”

Se lo scopo della produzione era quello di fare un film che facesse parlare di sé non solo per la spettacolarità delle immagini e degli effetti speciali ma per un messaggio di orgoglio delle proprie radici, ci è riuscita benissimo. Il fatto di doverlo ancora sottolineare, resta un grande fallimento.

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