Stabat Mater al Teatro Eliseo: un dramma moderno su basi antichissime

di Lorenzo Bagnato

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Antonio Scarlatti, Giovanni Pergolesi, Gioacchino Rossini, Franz Listz, Giuseppe Verdi. Questi sono solo alcuni dei compositori che hanno reinterpretato la celeberrima opera dello Stabat Mater, la cui trama ha origini che risalgono addirittura al Concilio di Trento.

Effettivamente, la storia della perdita di un figlio ha sconvolto l’uomo fin dai suoi albori, e di certo si può dire che mai sarà un argomento banale e facile da trattare.

Ed è proprio questa la sfida che si propone Antonio Tarantino: riscrivere lo Stabat Mater ambientandolo ai giorni nostri, togliendo ogni riferimento religioso, togliendo la pomposità di un’orchestra e riportando tutto all’essenziale.

Stabat Mater - Immagine 2Sul palcoscenico, infatti, non si vedrà altro che una donna (interpretata dalla bravissima Maria Paiato), che in una specie di delirio ci racconta la sua storia. Una storia fatta di degrado e prostituzione, affiancati ad amore ed ingenuità.

Per quanto la trama possa sembrare pesante, il dramma viene molto alleggerito dalle volgari asserzioni della donna, la quale da subito capiamo vivere nell’assoluta povertà, sfruttando il suo corpo per nutrire lei ed il figlio tanto amato, a cui non è mai mancato niente ed è molto apprezzato dai suoi insegnanti per la spiccata intelligenza.

Eppure l’iniziale leggerezza del dramma ben presto si trasforma in una specie di sfogo inumano. Capiamo dalle parole della donna che il figlio le è stato strappato via e buttato in carcere, accusato di terrorismo. tutto quello che la madre sta cercando di fare è un semplice colloquio, ma guardandosi intorno in cerca di aiuto non vede altro che porte chiuse e spalle voltate. Persino le spalle di chi dovrebbe aiutarla, di chi ha sempre avuto un ruolo centrale nella sua vita, di chi l’ha sempre supportata.

Perciò la sua apparente allegria dell’inizio non è altro che una maschera greve, una patina che divide il mondo esterno dai suoi più reconditi sentimenti. Eppure davanti a noi, silenzioso pubblico, il dramma si svela. Cadono le maschere e si sciolgono le patine. E tutto quello che vediamo sotto non né odio né rancore. È speranza. Speranza per ritrovare il figlio e poterlo riabbracciare.

Ma questa speranza sta piano piano cedendo il posto alla disperazione, e c’è davvero poco che si possa fare per fermarlo.

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