L’incubo diventa realtà

di Francesco Lagonigro

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Nightmare 2 – la rivincita è un film di Jack Sholder del 1985. Il film si apre a bordo di uno scuolabus, dove tra i passeggeri si trova Jesse Walsh (Mark Patton), protagonista di questo secondo capitolo. Ma la vera sorpresa di questo inizio di film è che notiamo che l’autista è Freddy Krueger, il signore degli incubi, ancora interpretato da Robert Englund.

Il pullman si dirige verso un campo deserto, abbandonando la città. La terra intorno al mezzo crolla, rivelando un baratro senza fondo. Lo scuolabus rimane sospeso sulla cima di un’altissima rupe in bilico, intorno solo fumo e riverberi di fiamme. Davanti agli occhi attoniti di Jesse e degli altri passeggeri (tre ragazze), Freddy avanza minaccioso con il suo guanto artigliato pronto a colpire. Intorno nessuna via di fuga, solo fiamme e alte rupi inarrivabili. Termina così il primo incubo di Jesse, che si risveglia urlante e sudato nel suo letto.

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Gli avvenimenti si svolgono cinque anni dopo i fatti accaduti nel primo capitolo: Jesse e la sua famiglia si sono trasferiti in quella che era la casa di Nancy Thompson (Heather Langenkamp). E proprio nella stanza dove lui dorme, Jesse e la sua ragazza Lisa Webber (una poco convincente Kim Myers) trovano il diario segreto di Nancy, dove un tempo la ragazza descriveva i suoi incubi, e naturalmente i suoi incontri onirici con Freddy.

Questo sequel, molto criticato alla sua uscita nelle sale, è stato considerato da molti fans dell’epoca una pellicola minore, forse il più debole della serie, tanto che in seguito sarà anche escluso dalla storyline della saga. Il regista difatti abbandona lo schema “sogna e muori” creato da Wes Craven. Sholder voleva forse creare un’alternativa e sperimentare una nuova strada per lo spauracchio dal cappello marrone. Ma per quanto questa poteva essere un’idea originale, non trovò conferma presso la critica dell’epoca, in quanto si dichiarò anche che Sholder avesse snaturato il personaggio originale, trasformandolo in un più banale serial killer, allontanandolo da quell’aurea mitica che il film precedente aveva invece creato intorno alla figura di Krueger.

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Nonostante questo, però, a rivedere oggi il film, non si può certo dire di trovarsi davanti un prodotto scadente. Anzi, presso molti fans il film ha ricevuto una notevole rivalutazione, forse anche per l’effetto nostalgia che la pellicola stimola nello spettatore. Rimane comunque un tassello molto valido per la creazione della mitologia kruegeriana.

Andiamo ad esaminare i motivi di tanti contrasti all’epoca della proiezione nelle sale: Freddy Krueger non uccide più i teenagers attraverso i loro sogni, ma lo fa nella realtà, stranamente al di fuori del suo universo onirico. Prende il controllo del corpo di Jesse: ed attraverso le sue emozioni, i suoi desideri, le debolezze e le paure più profonde. Incarnandosi attraverso quel giovane corpo miete vittime a suo piacimento, facendo poi in modo che la colpa ricada poi sul suo giovane ospite. Freddy riesce così a materializzarsi dal mondo dei sogni in quello reale, e Jesse è il suo tramite, divenendo involontariamente un canale al servizio della morte.

Sequenza emblematica che rappresenta in pieno questo concetto è quella dell’omicidio di Ronnie (Robert Rusler) un bullo amico del protagonista.

Jesse, consapevole della sua condizione di “posseduto” entra in camera di Ronnie, chiedendogli di tenerlo d’occhio, di sorvegliare le sue mosse, ma in realtà è troppo tardi, in quanto Ronnie si è appisolato. Freddy, approfittando della debolezza di Ronnie, si fa largo, fisicamente, nel corpo di Jesse. La scena è strugente e spettacolare allo stesso tempo, divisa tra il dolore provato da Jesse e gli effetti “carnali” messi in scena. Una sequenza spettacolare per l’epoca, nonostante i mezzi limitati di cui godeva la pellicola. Dalla mano di Jesse, dalle sue dita, ecco spuntare le mortali lame del guanto di Freddy, e mentre il ragazzo urla tutto il suo dolore, ecco nel fondo della sua bocca, aprirsi un occhio di Krueger, intento a controllare la situazione. E nel finale della trasformaziomne il volto di Freddy spinge, da dentro, la pelle dello stomaco di Jesse, fino a che, aiutandosi con il suo mortale guanto, lacera quella pelle ed esce libero di compiere il suo atto omicida su Ronnie. In questa sequenza Krueger sembra quasi che abbai ucciso anche Jesse, ma in realtà non è così, in quanto Jesse è lo strumento, il canale scelto da Krueger per passare dal suo universo ad un altro piano della realtà. Una realtà nella quale può uccidere libero dal vincolo del sogno. Come anche succede, in seguito, nella sequenza del massacro durante la festa in piscina per il compleanno di Lisa.

Krueger semina panico e morte in tutta la sua furia tra gli invitati alla festa. Un demone incarnato ed inarrestabile, che conosce per quelli che definisce “i suoi bambini” solo il dolore ed il rancore della sua vendetta. Freddy è più crudele rispetto al capitolo precedente, aspetto sottolineato non soltanto dalle morti violente rappresentate lungo la pellicola, ma anche dal trucco del suo volto, molto più grottesco e cattivo, anche grazie ad un trucco degli occhi dalle pupille rosse, quasi demoniache.

In questo secondo capitolo tornano anche alcuni temi e particolari della precedente pellicola. Prima tra tutti la nenia infantile scandita dai bambini e dedicata all’uomo nero, qui accennata da Angie (Christie Clark), sorellina di Jesse, simile all’originale nella melodia, ma dalle rime con una traduzione differente. Ma sopratutto ritroviamo l’idea del collegamento tra la caldaia ed il ricordo della morte fisica di Freddy Krueger: il fuoco, spesso evocato e rappresentato in questo film.

Tutto sembra girare attorno a questo elemento, con numerosi rimandi lungo la pellicola al simbolo del suplizio e al contempo della rinascita di Krueger.

Jesse stesso trova il guanto nella medesima caldaia dove cinque anni prima la madre di Nancy l’aveva riposto. Inoltre l’intera casa del ragazzo riporta potente l’idea della caldaia\fornace. Un caldo insopportabile sembra pervadere la dimora in ogni angolo. Nella stanza di Jesse ci sono vinili, candele, cappelli ed altri oggetti che si sciolgono per il troppo calore che l’ambiente emana. Uno dei due pappagallini in gabbia impazzisce uccidendo a beccate l’altro, per poi scappare fuori dalla gabbia dove era rinchiuso per poi prendere all’improvviso fuoco. Altro esempio è il termostato che nonostante il calore assurdo segna sempre nove gradi, o anche il tostapane che si incendia durante l’uso, anche se si scopre che la spina elettrica non è inserita a parete. Ancora la scena della piscina che prende fuoco, e nel finale il ritorno all’origine con lo scontro finale nei meandri della caldaia abbandonata. Un fuoco quindi sempre presente nella vicenda, come simbolo del male che esplode ovunque ci sia modo di poter attecchire e distruggere.

Ma per quanto Freddy Krueger possa essere potente ci sarà sempre un potere che lo sconfiggerà, che naturalmente è quello dell’amore. Un sentimento troppo potente da controllare anche per il signore degli incubi. E proprio l’amore che lega Lisa a Jesse sarà l’arma in grado di fermare (almeno temporaneamente) Krueger. Lisa è determinata a rivolere il sorpo e l’anima di Jesse, tenuti entrambi in ostaggio dall’animo malato di Krueger. E sarà proprio un bacio appassionato di Lisa ad accendere, quasi per magia, un incendio della caldaia, un fuoco diverso da quello di Krueger che è distruttore. Quello di Lisa è il fuoco della passione, dell’amore che tutto purifica. Un fuoco che ricrea l’antico rogo dove trovò la morte un Krueger di carne, e dal quale, in questo finale romantico e poetico risorgerà, sempre dalla carne corrota, il corpo sano e libero di Jesse. Un finale romantico, chiaro simbolo del potere salvifico dell’amore.

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