Le tortuose vie di un’ossessione: La vedova Winchester

di Laura Pozzi

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Tratto da una storia vera arriva nelle sale italiane a partire dal 22 febbraio La vedova Winchester, ghost story in salsa horror diretta da Michael e Peter Spierig (già autori di Predestination e Saw: Legacy) con protagonista Helen Mirren. Ispirata alla vicenda di Sarah Winchester, la pellicola non particolarmente avvincente spreca alcuni spunti interessanti che se debitamente approfonditi avrebbero avuto una resa finale di altro stampo.

La storia almeno dalle nostre parti non brilla per notorietà e proprio questo che poteva rappresentare un valore aggiunto, si perde nelle fila di una messinscena volta a creare una suspence e un’atmosfera il più delle volte innocua e scontata. Sarah Pardee Winchester (una lugubre, ma sempre incisiva Helen Mirren) è una donna divorata dal senso di colpa, che dopo la morte del figlio e del marito eredita l’imponente industria di armi da fuoco. La donna comincia ad accusare i primi segni di una mente disturbata, convincendosi in breve tempo di essere perseguitata dagli spiriti uccisi dai fucili prodotti dall’impresa di famiglia. La sua ossessione sembra trovare rifugio e conforto nella costruzione di un’enorme casa a San Josè in California, capace di contenere la furia vendicatrice di quelle anime perse.

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Una costruzione surreale di 500 stanze e dai mille percorsi che la terrà impegnata per tutta la vita. Una stravaganza dal così forte richiamo non lascia indifferenti, soprattutto Eric Price (Jason Clarke) un medico con problemi di alcolismo che appare il candidato ideale per stabilire il grado di pazzia della donna. L’oscura indagine viene raccontata allo spettatore attraverso il suo sguardo che dapprima scettico e dubbioso, successivamente prenderà le distanze da pregiudizi e false convinzioni e l’intricatissima casa che potenzialmente ruba la scena a tutti erigendosi a protagonista assoluta renderà le cose tutt’altro che agevoli, convincendo poco a poco Price della sanità mentale della vedova. Dopo aver assistito a misteriosi episodi paranormali che trovano l’apice nell’apparente possessione di Henry il figlio minore della nipote di Sarah, il medico si illude di aver sciolto il bandolo della matassa, ma non ha ancora fatto i conti con un fantasma minaccioso e agguerrito con un conto in sospeso molto particolare.

Adottando il punto di vista di Price ed Henry, la storia perde gran parte del suo vigore, relegando sullo sfondo validi elementi. Sarah Winchester è un personaggio dalle mille sfaccettature e un approccio maggiormente incentrato sulla sua mutevole psiche, avrebbe prodotto una storia più intensa e affascinante. I registi invece puntano tutto sull’effetto sorpresa affidandosi a espedienti horror ampiamente prevedibili che aggiungono poco e niente ad un genere ampiamente abusato. Resta tutto molto in superficie a partire dalla casa che nonostante la complessa costruzione non riesce mai a creare autentico disagio allo spettatore.

Dopo il deludente Saw: Legacy, dobbiamo ancora una volta registrare un pericoloso passo falso da parte di due registi, che probabilmente risucchiati dall’implacabile star system hollywoodiano hanno perso per strada un po’ della loro anima.

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