La rivoluzione artistica di Benjamin Millepied

di Chiara Maciocci

Reset, OutOutMagazine, 1 (1).JPG

La regia veloce e cadenzata di Thierry Demaizière e Alban Teurlai, per il film documentario RESET – Storia di una creazione, ci guida attraverso le sale dell’Opéra Garnier ad assistere alla vicenda ogni volta sfuggente di una creazione frenetica e del suo geniale creatore.

Sfuggente perché i giorni che vanno dalla evocazione dell’idea originaria alla sua concreta realizzazione si susseguono affannati sullo schermo senza darci il tempo di soffermarci per più di pochi minuti sulla stessa scena, cosicché siamo presi totalmente nell’ansia condivisa da troupe e ballerini di vedere compiuta al più presto l’opera di Benjamin Millepied.

L’intento del coreografo di fama mondiale e, dal 2014 al 2016, direttore dell’Opéra National de Paris è ben chiaro: rivoluzionare scelte, codici e stili della prestigiosa istituzione francese tramite una miscela di innovazione creativa e ritorno alla grazia del “fraseggio” di un tempo; egli porterà avanti la sua missione innovatrice grazie a un estremo dinamismo e un brillante carisma che gli sono propri per natura, e realizzerà il suo grande  intento partendo dalle piccole cose, quali la prescrizione di una ricetta di libertà e divertimento per i suoi ballerini, l’attenzione verso le cure mediche più adeguate e il giusto riposo per prevenire ai suddetti futuri danni da stress fisico, la scelta di ammettere nel corpo di ballo ballerini meticci e di colore, e infine, l’iniziativa di un balletto completamente nuovo che possa convincere e imporsi scuotendo le fondamenta più profonde della tradizione.

Reset, OutOutMagazine, 2 (1).JPG

Siamo dunque spettatori del processo creativo di Millepied, che partendo dalle idee iniziali concepite attraverso gli auricolari del suo cellulare ci guida tra prove incessanti e momenti di panico (panico però sempre controllato dalla distinta sofisticatezza del tranquillo coreografo) fino alla Prima di “Clear, loud, bright, forward”, coreografia consistente di 33 minuti di pura emozione, meraviglia ed estasi. Grazie a una fotografia impeccabile e a una forza documentaria che riesce a persuaderci dell’autenticità della storia che si sta presentando, si è quasi portati a condividere le lacrime trattenute negli occhi di Millepied nell’assistere alla realizzazione di un’opera per cui sembra anche a noi di aver lavorato e sudato. E alla fine, il commiato annunciato sullo schermo del neo-direttore dalla vecchia istituzione non può che colpirci con rammarico, ma anche con una punta di ironica comprensione.

Rispondi