Black Panther: la Marvel porta sullo schermo il primo eroe africano

di Francesco Amato

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In un mondo dove il problema del razzismo sembra stia tornando sempre più prepotentemente, era giusto che la Disney e i Marvel Studios decidessero di realizzare un film dedicato alla figura di Pantera Nera.

Black Panther, diciottesimo tassello del Marvel Cinematic Universe, ci trasporta nell’immaginario stato africano del Wakanda, ricchissimo e tecnologicamente avanzato, che si nasconde dal resto del mondo per mantenere la pace che lì regna da sempre.

Il giovane T’Challa , dopo la morte del padre, deve prendersi l’incarico di guidare la nazione, non solo come re, ma anche come Pantera Nera, eroe potenziato da un particolare fiore che sboccia solo nel Wakanda, che dona una forza sovrumana.

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È proprio il Wakanda il più grande pregio del film. È interessante infatti esplorare questo paese dell’Africa centrale, tecnologicamente più avanzato di qualsiasi altra nazione sulla Terra, dove problemi come la fame e la povertà non esistono, e tutti vivono perfettamente in pace.

Oltre questo però, il film difetta quasi sotto ogni aspetto, dai personaggi poco interessanti (seppure caratterizzati) ad una regia che non sembra in grado di portare sullo schermo l’epicità che dovrebbero avere le scene d’azione.

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È lo stesso T’Challa, eroe dotato di grande integrità e senso del dovere, a risultare molto poco interessante, a momenti anche ottuso di fronte a problemi tanto evidenti quanto semplici da risolvere. Il problema della caratterizzazione del protagonista diventa ancora più evidente quando entra in campo il villain del film, Erik Killmonger, che risulta ben più interessante e possiede motivazioni forti e facilmente comprensibili dallo spettatore.

I Marvel Studios volevano erigere Black Panther a film politico, di lotta al razzismo e alla misoginia dilagante di questi ultimi tempi, ma fallisce anche sotto questo aspetto. Le frecciatine politiche perdono la loro forza in mezzo a scene d’azione esagerate e battute inutili e poco divertenti. Non si capisce poi perché l’unico discorso politico di T’Challa, nel quale parla dell’importanza di non creare barriere ma ponti per unire i popoli, sia stato inserito dopo i titoli di coda, facendo perdere la forza del discorso.

La regia di Ryan Coogler (regista di Creed) non riesce a tenere alto il livello dell’azione, facendo un esagerato affidamento sugli effetti visivi, che non sempre sono perfetti.

Black Panther è quindi un film d’intrattenimento sufficiente, sebbene presenti molti problemi, che piacerà sicuramente al grande pubblico, ma che difficilmente farà entrare questo supereroe nel cuore delle persone, come successo con altri. Non ci resta che vedere cosa Pantera  Nera nel prossimo appuntamento del Marvel Cinematic Universe, il più atteso di sempre: Avengers- Infinity War.

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