Come trasformare in gioia il dolore

di Agostino Casaretto

maxresdefault

La conferenza stampa tenuta dopo la proiezione del docu-film RESILIENZA, un lavoro cinematografico della durata di 70 minuti ispirato ad una storia vera, quella di Alessandro Cavallini, che se ne andato a soli 14 anni vittima di un gravissimo tumore pediatrico (un neuroblastoma al quarto stadio), ha visto il regista Paolo Ruffini affiancato da Andrea e Antonio, fratelli di Alessandro, raccontarci il percorso di questo ragazzino che è riuscito a trasformare il suo viaggio doloroso in gioia di vivere, tramite quello stato psicologico chiamato appunto, come il titolo del docu-film, RESILIENZA.

Paolo Ruffini ha spiegato, alla vasta platea, come si è giunti a produrre questo documentario con interviste e filmati girati dal padre di Alessandro che hanno dimostrato come questo bambino avesse trovato una forza nel dolore tanto da fargli fare tutto il possibile per godersi a pieno quel periodo di vita che gli sarebbe restato da quando gli era stata diagnosticata quella brutta malattia. Dal Basket a cuoco, da presentatore, su un vero palcoscenico, a infermiere che aiutava gli infermieri che lo accudivano. La prima sensazione che questo docu-film ha comunicato è stata espressa, durante la conferenza, da una giornalista che ha fatto notare come ella avesse avuto la voglia di uscire dalla sala cinematografica per la paura di non poter sopportare un racconto così doloroso, mentre al contrario via, via che si svolgeva il film era stata coinvolta talmente tanto, dalla storia delicata, poetica e commovente, da non poterne perdere la fine.

Un altro signore ha consigliato al regista di proporre il film all’Associazione dei Cineforum per divulgarlo il più possibile, visto che Paolo Ruffini, nella sua esposizione, si era lamentato di non aver avuto, nel campo distributivo un grande interesse per programmare il docu-film nelle sale cinematografiche. Un professore dell’ospedale Gemelli di Roma ha invece dichiarato il suo interesse nel far programmare in tutti gli ospedali italiani la proiezione del film, perché lo aveva ritenuto di grande contenuto morale e psicologico. Un altro spettatore ha chiesto come era stato possibile riprendere Alessandro in vari anni, durante tutto il decorso della malattia? La risposta è stata che essendo il padre di Alessandro un direttore della fotografia aveva pensato che per avere per sempre un ricordo del figlio, e non sapendo quando si sarebbe concluso il suo percorso di vita, aveva ripreso ogni istante della sua vita. Per la nostra testata ho fatto notare che il film era cosi bello e delicato che anche dei piccoli errori tecnici passavano in secondo piano e che quel percorso fatto da Alessandro era stato veramente emozionante anche se purtroppo tanto breve.  In sala era presente anche una ragazza che era guarita da quel tipo di malattia e quindi aveva confermato che la cosiddetta Resilienza e l’unica arma che si deve avere contro questo e altri tipi di tumore, perché trovare la forza in se stessi è l’unica cosa che si deve fare per vincere questo male.

Rispondi