Dark Night, una miscela di non-eventi nell’imbuto della tragedia

di Valerio Serafini

IMG_1808.JPG

Il regista newyorkese Tim Sutton si presenta alla Mostra del cinema di Venezia nel 2016 vincendo il premio “Lanterna magica” con il film Dark Night. Il suo terzo lungometraggio uscirà nelle sale italiane l’1 marzo del 2018 ed è liberamente ispirato al massacro di Aurora verificatosi il 20 luglio 2012 nella sala 9 del cinema Century 16, proprio nella cittadina di Aurora, in Colorado.

Qui alla prima del film The Dark Knight Rises di Christopher Nolan, durante la proiezione di mezzanotte, il ventiquattrenne James Eagan Holmes aprì il fuoco sul pubblico in sala, uccidendo 12 persone e ferendone 70. Nel film di Sutton la cinepresa segue le vite noiose e alienate di diversi individui senza nessun legame tra di loro o con la maggior parte della società in generale nelle ore precedenti alla fatale proiezione di mezzanotte, quando si compierà la tragedia.

IMG_1807.JPGIl tema proposto insistentemente da Sutton è quello della possibilità che ognuno dei personaggi del film ha fino alla fine di diventare il killer di Aurora. Si  sarebbe quasi tentati di paragonare questo film a Assassinio sull’Orient Express del 1974. Laddove nel film di Sidney Lumet tutti i personaggi sono i killer, in Dark Night tutti gli individui isolati tra di loro sono potenzialmente killer. Ecco allora che diventano chiare le incongruenza tra la realtà dei fatti del massacro di Aurora e lo stesso film. A tingersi i capelli di rosso è la persona sbagliata. Mentre quel 20 luglio 2012 la polizia trovò sul retro del cinema Holmes appoggiato alla sua auto con i capelli tinti di rosso che diceva di essere “Joker”, nel film a farsi la tinta ai capelli è il giovane skater che passa intere giornate al parco a fare acrobazie sulla tavola. Insomma, tutti i personaggi di Tim Sutton sono incarnazioni dei disagi che insieme formano la ricetta segreta del killer Holmes. Ognuno di loro potrebbe essere Holmes dopotutto, e anche colui che si rivelerà esserlo non era che una delle incarnazioni di lui, come a dire che non servirebbe neanche la ricetta del killer nella sua interezza per far nascere l’assassino.

Nei meandri della sconsolata periferia americana ci guida la colonna sonora della musicista Karina Macias, in arte Maica Armata, in questa occasione attrice nelle vesti della cantante ed ex fidanzata di Jumper. Le sue canzoni, che mi ricordano molto vagamente l’ultimo Johnny Cash, insieme alla fotografia della acclamata francese Helene Louvart sciolgono l’intreccio come un unico corpo liquido, facendolo colare, secondo l’immagine suggestionata in un’intervista dallo stesso Sutton, in un imbuto che va stringendosi sempre di più incontro al dramma finale.

Facendo ritorno al tema del possibile emerge un segnale lanciato dallo stesso regista americano. Verso la fine del film infatti la cinepresa inquadra la locandina della pellicola che si sta proiettando in sala, ma, per la sorpresa del pubblico nella sala reale, non si tratta del poster del film di Nolan, bensì viene inquadrata per qualche istante la locandina di Dark Night. Così Sutton senza esitare e con una macabra ironia include noi tutti, persino gli spettatori, nel raggio della possibilità: chiunque avrebbe potuto diventare il killer, ma noi ci siamo trasformati sicuramente nelle vittime, forse anche e soprattutto vittime del maggiormente funesto possibile che rimane tale. Questa è l’incredibile e spaventosa vicinanza a cui Sutton porta l’impossibile, e tra le sporadiche urla dei suoi personaggi si insinua lo sconcerto generale.

Dark Night del regista Tim Sutton è un’originale e molto sperimentale (ad un certo punto nel film si abbandonerà la scena col suo consueto fruscio sonoro per entrare nel mondo virtuale di un qualche pc col volume disattivato) presa di posizione contro la società americana delle armi e veicolo della violenza nei videogiochi, che dispone di un’eccezionalmente adatta colonna sonora e un cast realistico. Ma questo film non è soltanto questo, altrimenti sarebbe qualcosa d’altro, un documentario forse; infatti la pellicola è composta da immagini esteticamente piacevoli e inquadrature originali che ne fanno un’opera terza da vedere e ascoltare assolutamente.

Rispondi