L’arte senza tempo di Alberto Giacometti: Stanley Tucci presenta il suo Final Portrait

di Laura Pozzi

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Si è svolta a Roma al cinema Quattro Fontane la proiezione di Final Portrait – L’arte di essere amici, quinto lungometraggio di Stanley Tucci dedicato ad Alberto Giacometti. Nella conferenza stampa a seguire, il regista ha dimostrato la sua grande passione per l’arte e l’esigenza di realizzare una pellicola che non è soltanto un sentito omaggio a uno dei più geniali artisti del Novecento, ma un vero e proprio modo d’intendere la vita.

Tucci tende subito a precisare che non era nelle sue intenzioni realizzare il classico biopic perché spesso risulta essere solo una serie infinita di fatti, un’esposizione lineare e quasi cronologica di eventi intorno alla vita di una persona, condensato in un paio d’ore. Trova molto più interessante concentrare l’attenzione su un episodio o un periodo più ristretto per ricercare l’essenza stessa dell’artista. Grazie allo studio del dettaglio, si può restituire un quadro più completo della sua esistenza e dare valore universale al racconto. Tucci ha preso seriamente in considerazione l’idea di vestire i panni di Giacometti, ma poi ha escluso questa ipotesi convincendosi che il film ne avrebbe sofferto nel suo insieme e nella sua complessità. Dirigere se stessi è uno sforzo enorme, la tensione risulta divisa e non sufficientemente concentrata sulla totalità dell’opera.

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Rammentando la sua infanzia ha ricordato: “Provengo da una famiglia d’artisti, mio padre insegnava arte e io sono cresciuto vedendolo lavorare, osservandolo mentre esercitava il suo mestiere. Insieme ai miei genitori abbiamo viaggiato tanto per l’Italia, abbiamo vissuto un anno a Firenze e questo soggiorno si è rivelato basilare per scoprire l’arte italiana, in particolar modo il Rinascimento. Quando hai la fortuna di respirare l’arte nell’ambiente familiare è inevitabile che gli insegnamenti restino con te per tutta la vita, contribuendo a sviluppare un personale gusto estetico. L’interesse per l’arte non mi ha mai abbandonato per questo ho ritenuto Giacometti uno degli artisti più importanti per quello che è riuscito a compiere nelle sue opere.” Il film trae ispirazione da A Giacometti Portrait il diario redatto da James Lord durante quei 18 giorni trascorsi con il pittore nel suo atelier parigino. Tucci si è talmente appassionato alla descrizione di quel processo creativo caratterizzato da difficoltà, gioie e dolori che trasformarlo in un film si è rivelato una sorta di progressione naturale.

La scelta di Geoffrey Rush si è rivelata particolarmente felice, anche se non è stato facile per lui sentire e riuscire a padroneggiare gli attacchi d’ira a cui il pittore era particolarmente sensibile durante le sue creazioni. L’attore australiano ha avuto due anni di tempo per fare ricerche e documentarsi, ma il risultato finale si è rivelato sorprendente. “Per me era fondamentale trovare una coincidenza tra la fisicità dell’esercizio artistico di  Giacometti e la sua dimensione interiore, la sua emotività” dichiara il regista. A chi gli domanda se alla base del rapporto tra lo scultore e James Lord ci sia una sorta di sadismo, Tucci risponde: “C’è sempre una dose di sadismo in questi rapporti, ma il legame d’amicizia è quello narrato nel film. Ho avuto modo di parlare con tre modelli che avevano posato per lui. Tutti erano concordi nel definirlo all’inizio come persona affabile, affascinante e incline al dialogo. Poi subentrava la fase del silenzio in cui taceva, fino ad arrivare al momento depressivo a cui seguivano accessi di rabbia soprattutto verso i modelli più grandi. Con i giovani si conteneva di più.”

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Tucci ribadisce il fascino esercitato su di lui dal processo artistico, dal modo in cui un’artista si misura con la propria arte. La continua ricerca della perfezione è un qualcosa che appartiene non solo a Giacometti, ma a tutti gli artisti che vogliono creare qualcosa che corrisponda il più possibile ad un’emozione reale. La qualità principale di Giacometti è stata quella di aver realizzato capolavori senza tempo considerando non soltanto le opere pittoriche, ma prestando particolare attenzione alle sculture che sembrano realizzate un migliaio di anni fa. Il suo essere senza tempo gli ha permesso di esprimere al meglio la condizione umana.

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