Lacci: Silvio Orlando nel regno di Labes

di Laura Pozzi

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Dopo aver registrato il tutto esaurito nei principali teatri italiani, torna all’ Eliseo di Roma dal 30 gennaio all’11 febbraio Lacci pièce teatrale tratta dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone con protagonista Silvio Orlando per la regia di Armando Pugliese.

L’opera riadattata dallo stesso scrittore e definita dal regista una sinfonia del dolore strutturata in cinque movimenti, mette in scena l’intricata e contorta verità dei sentimenti che nascono, vivono, muoiono e alla fine ristagnano all’interno di un gruppo familiare. Una realtà universalmente riconosciuta da cui nessun spettatore può dichiararsi immune e la forza del testo di Starnone risiede proprio in questo renderci tutti partecipi di un dramma che a nostra insaputa e del tutto inaspettatamente potrebbe materializzarsi un giorno davanti ai nostri occhi. Si alza il sipario e al centro della scena, avvolto da una penombra dalle tinte bluastre intravediamo la sagoma di un uomo seduto su una sedia col capo chino intento a leggere delle lettere.

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“Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie”. Con queste parole dure come pietre, inizia il lungo prologo epistolare di Vanda (Vanessa Scalera), moglie e madre tradita, che dopo essere stata abbandonata da quell’uomo inerme, sfoga il suo dolore e la sua rabbia in quelle disperate missive che non trovano risposta, ma ci trascinano nel vortice di una crisi coniugale apparentemente senza soluzione. Vanda sputa sentenze intrise di veleno accusando Aldo di essere un marito e un padre irresponsabile che dopo un matrimonio precoce non ha perso tempo a mollare tutto per trasferirsi a Roma insieme a Lidia una giovane studentessa universitaria. Aldo in preda ad una seconda giovinezza ha dimenticato i suoi doveri e accantonato gli affetti più cari, ma ad un certo punto non ha saputo o voluto sottrarsi a quei lacci invisibili che legano le persone le une alle altre.

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E siamo ai nostri giorni, all’interno di una fredda casa dalle pareti color gesso messa a soqquadro dai ladri. Aldo e Vanda stanchi ed invecchiati tornano da una vacanza trovando la loro abitazione ridotta ad un cumulo di macerie. La gatta Labes è inspiegabilmente scomparsa portando con sé il segreto legato al suo nome, che verrà svelato nel corso della storia dando nuovo significato agli eventi rappresentati.  La gelida atmosfera emanata da quelle quattro mura, ravvivata soltanto dalla presenza di un misterioso cubo blu che sembra custodire un tesoro, fa da sfondo alla dolorosa confessione di Aldo il quale affida ricordi e rimpianti al vicino Nadar (Roberto Nobile), che tra sorpresa e ironia cerca di comprendere le contorsioni mentali di un uomo  ridotto al fantasma di se stesso. Tornare sui propri passi non ha avuto gli effetti sperati e non ha rappresentato una seconda chance nella difficile ricomposizione del nucleo familiare, al contrario ha soltanto acuito rancori e sentimenti inespressi che trovano l’apice nel duro confronto finale tra Anna e Sandro i due figli quarantenni veri giudici del fallimento e del disastro familiare che ha pregiudicato e segnato per sempre la loro esistenza.

Vittime e carnefici allo stesso tempo i personaggi di Starnone si muovono sempre in bilico tra convenzioni da rispettare e regole da infrangere, inciampando in quelle trappole mentali create da paura e frustrazione. Lo spettacolo coinvolge e fa riflettere, strappando qua e là qualche risata dal sapore liberatorio. Gli attori aderiscono bene ai personaggi, soprattutto Silvio Orlando capace d’ incarnare impeccabilmente un uomo stanco che sopporta passivamente l’avanzare degli anni perchè come lucidamente afferma “Il tempo non passa, ti pesa addosso e ti fa male”. Dobbiamo però ancora una volta sottolineare una tendenza che a nostro avviso è la negazione stessa del teatro, pesando in maniera considerevole sul giudizio finale. Non sappiamo se sia dovuto ad  una scelta registica, ma onestamente vedere sul palco attori muniti di microfono lascia davvero l’amaro in bocca e pone inquietanti interrogativi sul futuro di questa inimitabile arte.

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