Il gabbiano “oggi come ieri”

di Federico Spinelli

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Dal 1 al 18 Febbraio va in scena, presso il teatro VASCELLO, Il gabbiano di Cechov dalla regia di Giancarlo Nanni.

“L’unico modo per valutare uno spettacolo teatrale è il tempo. Se a distanza di vent’ anni siamo qui a raccontarvi questa storia evidentemente è perché l’opera è valida”. Queste sono le parole usate da Manuela Kustermann, Irina, per ringraziare il caloroso applauso concesso alla fine dell’opera agli attori. Le sue parole sembrano un elogio rivolto al ricordo di chi ha firmato la regia di questo spettacolo, Giancarlo Nanni.

Questo spettacolo sembra l’esaltazione di ciò che per primo avvicinò Nanni all’arte, la pittura. Infatti gli attori sono disposti in scena come fossero personaggi di un quadro dipinto su tela.

Chi pensa di andare al teatro a vedere una rappresentazione lineare del Gabbiano rimarrà deluso. Nessuna scenografia aristocratica, nessun salotto dove recitare prosa, si libera la scrittura checoviana dal suo modello interpretativo. La realtà, nella quale veniamo immersi, non segue canoni convenzionali. Siamo catapultati in un luogo pressoché privo di scenografia.  Quando si va al teatro si è abituati a pensare che solo gli attori che hanno le battute possano essere in scena, invece una delle peculiarità di questo spettacolo sta nel fatto che il cast è quasi sempre presente sul palco, dando vita ad una scenografia attiva, utile a sostenere la dinamica della scena. Si crea così una un ritmo che non ti aspetti di trovare in un’opera classica, che non annoia lo spettatore ma lo rende partecipe.

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Questa atmosfera atipica è messa a servizio dei personaggi, come fosse uno zoom sul loro conflitto interiore. Quello che accomuna tutti i personaggi è una condizione di scomodità, d’insofferenza, infatti tutti vogliono essere lontani dalla situazione che vivono, chi perché sente la necessità realizzarsi come persona, chi invece per il bisogno di riprendere in mano la propria vita. Durante l’opera ci sono continui ed improvvisi cambi di tempo e spazio utili per conoscere la natura dei nostri personaggi, i loro difetti e quale sia la battaglia interiore che stanno portando avanti.  I due giovani Nina e Kostya, pur essendo riusciti a realizzarsi da un punto di vista lavorativo, sentono un vuoto incolmabile dentro. Sono due persone infelici, insoddisfatte. Nessuno di questi personaggi, che siano giovani o vecchi, riesce a liberarsi dalle catene che porta con sé, imprigionati da un vortice che si chiama amore ma che, a causa di un intreccio sentimentale, non può essere sciolto. La frase l’amore supera ogni cosa, non fa parte di questa commedia.

Luci e musica giocano un ruolo principale. Sono essenza stessa dello spettacolo, coadiutori dell’atmosfera a tratti magica ma sicuramente surreale, soprattutto se si pensa ad un’opera di Cechov. La musica accompagna i momenti più solenni della prosa mentre le luci, con ausilio della tecnologia telematica e degli attori ,vanno a comporre una specie di caos, come se si volesse mettere in scena la condizione mentale che vivono i personaggi mentre pronunciano quelle parole.

Il cast è quello originale con Manuela kustermann Irina, Massimo Fedele Sorin, Anna Sozzani Nina russa, Sara Borsarelli Masha, Paolo Lorimer Trigorin, Maurizio Palladino Medvedenko. Eccenzion fatta per Nina Eleonora De luca e Kostya Lorenzo Frediani,  i quali hanno sostenuto un’ottima prova d’attore riuscendo ad incarnare al meglio lo spirito della compagnia e a rispecchiare l’idea di teatro coniata dal regista Giancarlo Nanni.

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