The Party: la tragedia che vi migliorerà la giornata

di Lorenzo Bagnato

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Avete presente quando sentite una barzelletta sconcia? Sapete che non dovreste ridere, eppure lo fate lo stesso, e anzi non riuscite a trattenervi. Mettiamo caso che questa fosse una barzelletta particolarmente riuscita, di una sottigliezza fuori dal comune. Per qualche minuto ancora dopo averla sentita continuerete a pensarci, e magari qualche risolino ancora riuscirà a strapparvelo.

Ebbene, la visione di The Party provoca lo stesso effetto.

Definito da molti una delle migliori commedie dell’anno, The Party è la versione più grottesca ed esagerata di Carnage (film di Roman Polanski del 2011). In entrambe le opere abbiamo lo stesso concept: un gruppo di persone nella stessa casa che vedono la propria vita sconvolta da segreti sconcertanti e scomodissime verità.

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Eppure in The Party vi è qualcosa di più. Capiamo da subito che la situazione di effimera serenità è pronta a crollare da un momento all’altro, e che i personaggi così cordiali tra di loro in realtà si pugnalano le spalle a vicenda. È particolarmente evidente dai dialoghi sottilissimi e dai personaggi palesemente abbandonati a loro stessi, che cercano in qualcuno o qualcosa un supporto che non avranno mai.

L’intera precarietà della situazione è perfettamente raffigurata nella figura di Bill, che nel clima di finta gioia iniziale è l’unico animo disperato che si mostra per quello che è. Durante tutto il corso del film sarà ubriaco fradicio, e in generale sembra riassumere l’idea che tutti hanno ma nessuno vuole dire: chiunque lo circondi è un completo imbecille.

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Sì perché il film non salva nessuno. Sally Potter, regista e sceneggiatrice, ci mostra la società odierna attraverso personaggi caricatissimi ma tristemente veri. Ciascuno di loro ha uno scheletro nell’armadio, e per quanto ognuno creda di aver trovato la soluzione ai problemi propri ed altrui, in realtà si trovano a navigare in un mare di incertezza basato su idee inesistenti.

Janet (Kristin Scott Thomas), alla ricerca del potere assoluto, capisce di star giocando ad un immenso castello di carte, e di averlo oramai fatto crollare. Tom, interpretato da un Cillian Murphy magistrale, pensa che raggiungendo la sicurezza economica avrà raggiunto anche la vita perfetta; ma ben presto anche lui si dovrà ricredere. Gottfried (Bruno Ganz) rappresenta coloro che, stanchi della frenesia della vita moderna, si rifugiano nei metodi di meditazione e cura orientali; allo stesso tempo perdendo completamente il contatto con la razionalità. Ed infine Bill, April, Jinny e Martha rappresentano la società stanca ed avvilita, che finge di trovarsi a proprio agio ma, in realtà, vorrebbe scappare il più lontano possibile.

Se è vero che il film si basa principalmente sui personaggi, anche la regia e la fotografia svolgono un ruolo fondamentale. Sono entrambe oppressive ed angoscianti, complice anche il marcatissimo bianco e nero che evince il contrasto tra illusione e realtà, presente come già detto in tutta l’opera.

In conclusione, The Party è una visione consigliata a chiunque, sia a chi vuole ragionare mentre vede un film, sia a chi vuole semplicemente farsi una grande risata. E vi posso assicurare che non rimarrete affatto delusi.

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