L’eterno in una giornata

di Chiara Maciocci

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Nell’attimo in cui Sophia Loren guarda la finestra dell’inquilino del sesto piano, col sottofondo continuo e disturbante di una radio che trasmette le parole fiere del Duce della Nazione, comprendiamo che il tempo è destinato a fermarsi e a indugiare in questa Giornata particolare che riserva per i suoi attori le esperienze più extra-ordinarie.

Antonietta (Sophia Loren) è la donna del popolo che ama il capo della nazione come un padre e amante al contempo, la quale però nell’inconsapevolezza del suo analfabetismo emozionale intuisce che nel mondo compatto e omogeneo, in cui è pienamente inserita, si nasconde uno squarcio, tanto grande e traboccante di incoerenza quanto ignorato e odiato. Gabriele (Marcello Mastroianni) rappresenta in toto quello squarcio, essendo il “diverso” che per sua natura è ripudiato dall’universo onnicomprensivo e pervasivo del fascismo, in cui dominano il principio d’identità e l’astio verso il non-identico.

Gabriele esce da un mondo in cui ha cercato di vivere (camuffando la sua natura e cercando di diventare-con esito fallimentare- il “marito e padre” che ogni uomo dovrebbe essere) come essere rigettato e deriso, e si è ormai abituato alla mera sopravvivenza di outsider che ora abbraccia con estrema lucidità e coscienza. Che i due debbano incontrarsi nel giorno che è il simbolo e l’esaltazione di ciò che entrambi capiscono di odiare, e che in quello stesso giorno debbano scoprire un nuovo tipo di amore, questo è il magnifico paradosso che Scola riesce a inscenare con mirabile e insuperata maestria, non scadendo mai nel banale lavoro didascalico o pedagogico in cui cade colui che tutto esplicita.

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Il tocco della sua regia vive infatti nell’implicito e nel non detto, non nei discorsi ma nella risata di Antonietta quando Gabriele la stringe sotto un lenzuolo, o nella Rumba di Gabriele nel salotto del suo appartamento, o ancora nel volo di un pappagallo che è inconsapevole di aver salvato non una, ma due vite. Il tempo si ferma in quel palazzo romano, e i suoi attimi impazziti portano i due protagonisti a scoprire l’eternità nel loro reciproco avvicinamento, e a svelare la verità di ciò che davvero conta, e cioè che la felicità non appartiene solo a un tipo specifico di uomo, ma che tutti, persino le donne, la meritano.

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