West Side Story, il remake. La firma è quella di Steven Spielberg

di Roberta Maciocci

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Regista e produttore poliedrico, Steven Spielberg ha un nuovo progetto in cantiere: il rifacimento del fortunato e iconico musical West Side Story datato 1961.

E’ la storia di Maria e Tony, due giovani novelli Giulietta e Romeo, che vivono un amore contrastato dalle ottusità delle famiglie e degli amici: questo per diversità di origini, lei portoricana, lui newyorkese. L’ambientazione è quella dell’Upper West Side della “Grande Mela”. Bande di ragazzi rivali, un ballo dove i due ragazzi si incontrano, leit motiv per questi film ambientati negli anni ‘50/’60. Incluse figure che difendono il cosiddetto onore, anzi per meglio dire, un ostinato senso di appartenenza a schieramenti diversi solo per mere convinzioni sociali, per scarsa educazione alla convivenza e convinzioni ancestrali sbagliate.

Le due bande, gli Sharks ed i Jets, si sfidano per le strade di New York anche per cosiddetti “futili motivi”, in cerca di una supremazia che scaturisce nella violenza post-adolescenziale, in conflitti razziali anche tra vicini e immigrati di seconda generazione, giovani che di fatto sono tutti americani, nati nello stesso Paese insomma, qualsiasi esso sia. Un tema che va oltre la rappresentazione artistica dunque, e sempre attuale. Violenza che come nel dramma shakespeariano può solo portare con sé altra violenza, e conseguenze a volte spesso irreparabili, se non riconciliazioni finali pagate però sempre a carissimo prezzo.

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Il debutto dell’opera in teatro, ispirata peraltro realmente alla storia degli sfortunati amanti, risale al 19 agosto 1957, a Washington. A partire dal 26 settembre dello stesso anno approda, con ben oltre 700 repliche consecutive nel “tempio” di Broadway. Jerome Robbins, che ne firmò la regia e la coreografia vinse un Tony Award per quest’ultima. L’arrivo nei maggiori teatri di Londra (dapprima a Manchester, successivamente a Londra) nell’anno successivo ne siglò ben 1038 repliche consecutive in tre anni.

Nel 1961, sulla scia del grande successo la casa di produzione cinematografica United Artists realizzò una pellicola diretta dallo stesso Robbins insieme a Robert Wise che ne fu anche produttore. Protagonisti principali una dolcissima Nathalie Wood e Richard Beymer.

Le musiche, firmate dal Maestro Leonard Bernstein, grande compositore e pianista oltre che direttore di orchestra, hanno decisamente contribuito a farne un capolavoro tra i film musicali di tutti i tempi.

download (1).jpgNuova sfida, dunque per il cineasta, instancabile ed impegnato tra le altre cose nello sviluppo di un nuovo episodio della saga di Indiana Jones. Nessuna indiscrezione sul cast tranne che da voci in circolazione pare il regista stia cercando, per rendere plausibile ancor di più la storia attori che oltre a saper ovviamente anche ballare, per i ruoli principali dello “schieramento” portoricano anche artisti che parlino fluentemente spagnolo.

Il regista e produttore, che ha spaziato in quasi tutti i generi cinematografici è nuovo alla realizzazione di un film musicale: all’epoca di Hook, (1982) il film sulle avventure di Peter Pan aveva cercato di realizzarne uno e di coinvolgere il suo amico Michael Jackson nonché Quincy Jones nella produzione. Pare che invece Jackson, affezionato alla storia originaria del personaggio eterno fanciullo, non abbia voluto essere il protagonista della versione che vide invece la bella interpretazione di Robin Williams, quella dell’avvocato iper-impegnato che trascura la famiglia ed invece scopre di esser stato lui Peter Pan.

I “rumours” sulla sua intenzione di imbarcarsi in questo nuova impresa sono in qualche modo diretti, derivano infatti da sue dichiarazioni risalenti al 2014, dove asseriva che gli sarebbe piaciuto dirigere e/o produrre un film musicale come “quelli di una volta”. Quelli dove ogni tanto nel copione, si fermasse la recitazione e cominciasse una coreografia ben articolata o una canzone che sarebbe poi divenuta un segno connotativo del film. Come nel caso di Maria, la canzone presente nel film del 1961 e conosciuta da una gran vastità di pubblico, anche se non di fan del genere musicale.

Unica cosa certa, la sceneggiatura sarà a cura del premio Pulitzer Tony Kushner, fedele collaboratore di Spielberg, il quale ha convocato come co-produttore dell’iniziativa anche Kevin McCollum, che realizzò il remake del musical a Broadway nel 2009. Kushner ha dicharato di volersi mantenere fedele all’impostazione del film guida ma rafforzando nello script l’immagine dell’amore a prima vista che nasce tra i due protagonisti.

Notizia freschissima, datata 26 gennaio, da un Twitter del compagno dello sceneggiatore, quella dell’apertura del casting dove il direttore Cindy Tolan esaminerà 4 ragazzi tra i 15 ed i 25 anni per i ruoli principali (Maria e Tony, nonché Bernardo, il migliore amico di Tony e la sua ragazza Anita). In linea dunque con l’età dei protagonisti del film pilota, dato che Wood e Beymer all’epoca in cui ne furono protagonisti avevano entrambi solo 23 anni.

Nonostante le comprovate capacità artistiche e manageriali di Steven Spielberg si è parlato di sfida perché il film del 1961 rimase in cartellone per mesi in tutto il mondo. E soprattutto perché c’è di più, vale a dire che su 12 nomination ottenute vinse ben 10 premi Oscar. Robert Wise si guadagnò infatti due statuette, come miglior regista e per il miglior film. Furono premiati scenografia, sonoro, fotografia, montaggio, costumi, colonna sonora e i due attori non protagonisti, Rita Moreno nel ruolo di Anita e George Chakins nel ruolo di Bernardo.

Potremo renderci conto di come il cineasta e i suoi fidati collaboratori saranno riusciti a eguagliare o meno, se non a superare il valore coreografico complessivo, non solo quello della danza ma anche quello dei movimenti di macchina del film preso a spunto. Memorabile infatti, ad esempio, la sequenza inziale del 1961, dove la telecamera “vola” in 70mm su Manhattan restringendo man mano il campo per focalizzarsi sul ballo che farà scoccare la scintilla tra i due protagonisti.

E se i nuovi protagonisti saranno in grado di fidelizzare un pubblico e una critica altrettanto vasti come quelli che ancora vedono e recensiscono West Side Story come uno dei musical per eccellenza.

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