L’ultimo atto di Maze Runner: La Rivelazione. L’antidoto è tra noi!

di Elena Caterina 

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Il regista Wes Ball ha portato avanti Maze Runner fin dal primo episodio crescendo artisticamente insieme alla sua opera e lo stesso hanno fatto i giovani attori che sicuramente sono il punto di forza del film. Il risultato è un’opera per ragazzi ben costruita che finisce per essere perfino rassicurante nel suo essere riconoscibile con un effetto, in fondo, positivo.

Avrebbe dovuto esser diviso in due parti, ma poi si è scelto di realizzare un unico finale per l’ultimo episodio della saga tratta dal romanzo La rivelazione – Maze Runner (The Death Cure) scritto nel 2011 da James Dashner, e sequel del film Maze Runner – La fuga, a sua volta sequel di Maze Runner – Il labirinto.

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Due ore di azione accompagnano l’ultima avventura degli amici Gladers capeggiati dal coraggioso Thomas (Dylan O’Brien). Ricordiamo che nel primo episodio i ragazzi si erano ritrovati in una misteriosa Radura privi di ricordi, con la sola consapevolezza del proprio nome. Una volta fuggiti, nel secondo episodio, erano venuti a conoscenza del reale motivo della loro condizione: un terribile virus sta distruggendo l’umanità per cui una grossa compagnia chiamata W.C.K.D., gestita da potenti pronti a tutto per non ammalarsi, stanno eseguendo degli esperimenti celebrali sui ragazzi risultati immuni al virus e quindi su tutta la combriccola di Thomas. A seguito di un duro scontro gli amici erano riusciti a scappare ma l’amica, nonché amante di Thomas, Teresa, aveva tradito il gruppo rendendo rintracciabile la loro posizione e, nel finale, il migliore amico Minho era stato rapito. E dunque il terzo capitolo si apre con i disperati quanto coraggiosi e organizzati tentativi di ritrovare Minho, anche a costo di dover rientrare nella Last City, cioè nell’ultima città sopravvissuta al virus, all’interno della quale si sono rintanati quelli della W.C.K.D., tra cui la stessa Teresa che ora è responsabile degli esperimenti e del tentativo di trovare un vaccino.

Il regista Wes Ball ha portato avanti Maze Runner fin dal primo episodio crescendo artisticamente insieme alla sua opera (i film della saga, infatti, sono stati i suoi primi lungometraggi). A crescere insieme alla saga sono stati anche gli attori che sicuramente sono il punto di forza del film: giovanissimi e strategicamente in gran numero in modo da non addossare un’azione eccessiva e un tempo troppo dilatato soltanto su alcuni, cosa che sarebbe potuta risultare troppo noiosa: Kaya Scodelario (Teresa), Thomas Brodie-Sangster (Newt), Ki Hong Lee (Minho), Rosa Salazar (Brenda), Giancarlo Esposito (Jorge), nel suo breve ruolo di spalla e deus ex machina. Punti di forza del film anche la sceneggiatura davvero complessa, come spesso accade con i film tratti dai romanzi, sicuramente gli effetti speciali che hanno ricreato un universo parallelo che va un po’ di moda definire “distopico”, accompagnati da una fotografia che rinuncia alla luce così come i protagonisti hanno dovuto rinunciare alla memoria delle loro vite passate.

Il risultato è un’opera per ragazzi ben costruita che rispetta la classica divisione in atti e i classici ruoli dei personaggi, dall’eroe, all’aiutante, al villano, per cui il film finisce per essere perfino rassicurante nel suo essere riconoscibile con un effetto, in fondo, positivo.

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