La parola a Woody Allen

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“Non ho mai molestato mia figlia così come hanno concluso due inchieste un quarto di secolo fa”. E’ sdegnata e categorica la replica di Woody Allen alle accuse della figlia adottiva Dylan che il 17 e 18 gennaio ha parlato alla Cbs descrivendo, nella sua prima intervista televisiva, presunti abusi subiti nella soffitta della casa della madre in Connecticut.   

“Quando per la prima volta fui accusato, la Child Sexual Abuse Clinic dello Yale-New Haven Hospital e l’agenzia dello stato di New York per il Child Welfare indagarono per molti mesi e conclusero indipendentemente che non c’era stata molestia. Scoprirono invece una bambina vulnerabile, istruita a raccontare questa storia da una madre arrabbiata durante una separazione contenziosa”, ha detto Allen in una dichiarazione alla rete tv. Nel segmento di intervista andato in onda oggi Dylan Farrow racconta di esser stata portata nella soffitta della casa materna in Connecticut da Woody: “Mi ha molestato stando seduto dietro di me, mentre giocavo con un treno giocattolo. Una bambina di sette anni, come ero allora, avrebbe detto che ‘ha toccato le mie parti private’. Ma oggi ho 32 anni e posso dire che ha toccato le mie labbra e la mia vulva col suo dito”.

Nella replica alla Cbs, Allen nega la molestia e cita un altro figlio adottivo, Moses, secondo cui la madre Mia Farrow “ha cercato senza tregua di mettere in testa a Dylan che il padre era un pericoloso predatore sessuale. Sembra che abbia funzionato, purtroppo Dylan crede veramente in quello che afferma”, sostiene il regista.

Allen accusa a sua volta la famiglia Farrow di “sfruttare cinicamente l’opportunità offerta dal movimento Time’s Up per ripetere accuse screditate: questo non le rende più vere”.     

Il figlio biologico di Woody e Mia, Ronan Farrow, è l’autore dello scoop del New Yorker sulle molestie sessuali di Harvey Weinstein che ha scoperchiato un’epidemia di casi di abusi nel mondo di Hollywood.

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