Quando la coppia scoppia, L’uomo sul treno

di Laura Pozzi

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Giunti alla quarta collaborazione cinematografica, l’attore irlandese Liam Neeson e il regista spagnolo Jaume Collet – Serra tornano in sala dal 25 gennaio con il thriller d’azione L’uomo sul treno.

Il fortunato sodalizio nato nel 2011 con Unknown – Senza indentità e confermato con Non-Stop e Run All Night – Una notte per sopravvivere, spera con The Commuter (titolo originale della pellicola) di bissare al botteghino le eroiche gesta dei suoi predecessori. E’ probabile che il duo risulti ancora una volta vincente, perché storie di questo tipo anche se già viste e risapute riescono in modo irresistibile e a volte incomprensibile a far presa sullo spettatore. A dire il vero le condizioni per assistere ad un avvincente e adrenalinico thriller, almeno sulla carta non mancano, peccato che come spesso accade in questi casi le aspettative vengano deluse dopo poco mezz’ora di film.

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Come più volte dichiarato dal regista la storia trae spunto da cult inimitabili come Intrigo Internazionale, La signora scompare, L’altro uomo di Alfred Hitchcook dove un uomo qualunque si trova in un particolare e delicato momento della propria vita a dover compiere una scelta filosofica capace di modificare la sua esistenza e quella di altrettanti sconosciuti colpevoli di essere capitati nel posto sbagliato (in questo caso un treno per pendolari) al momento sbagliato. L’idea è allettante, ma per risultare fondata dovrebbe avvalersi di una sceneggiatura costruita su suspence, mistero e azione, riuscendo a dosare nella giusta misura gli elementi cardine del genere. Purtroppo non tutti possiedono il genio del maestro del brivido e Serra non fa eccezione.

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La non riuscita della pellicola si deve principalmente alla scarsa credibilità della storia che non tarda a prendere il sopravvento su un incipit dalle spiccate potenzialità. Michael MacCauley (un Liam Neeson ormai consacrato all’action movie) è un ex poliziotto che da dieci anni lavora nel campo delle assicurazioni. La sua vita è scandita da una monotona, ma rassicurante routine che tutte le mattine lo porta sulla stessa banchina, alla stessa ora a prendere il treno per andare a lavorare per tornare dodici ore dopo sullo stesso treno dalla moglie Karen e dal figlio adolescente. Il saldo equilibrio basato su abitudini e rituali viene messo in crisi quando Michael, alla soglia dei sessanta e a pochi anni dalla pensione viene inspiegabilmente licenziato. Ed è qui che entra in scena l’enigmatica Joanna, che da perfetta dark lady gli propone una sfida apparentemente innocua, ma se presa sul serio devastante come una bomba ad orologeria. Il nostro eroe non potrà far a meno di accettare, vista la ricompensa di centomila dollari e la disastrosa condizione economica in cui è precipitato.

Il gioco all’inizio sembra facile, in fondo si tratta di identificare un specifica persona sul loro treno prima dell’ultima fermata ed entrare in possesso di una borsa misteriosa. Ma l’incredulo Michael comprenderà presto di essere coinvolto in una pericolosa cospirazione criminale in cui è in gioco la sua vita e quella degli sventurati passeggeri presenti sul treno maledetto. L’epilogo risulta facilmente prevedibile, azzerando suspence e tensione per dar maggior risalto all’azione e ad effetti speciali così smisurati da risultare a tratti comici. Anche l’intrigo alla base della cospirazione, finisce per essere troppo macchinoso e poco plausibile facendo leva su una serie di rimandi che privano la storia di verosomiglianza e continuità. Per fortuna c’è Vera Farmiga, che con la sua interpretazione (ma basta anche la sola presenza) conferisce al film quel tocco di mistero e sensualità indispensabile per ravvivare una storia nata stanca, che non sa approfittare del suo indiscutibile carisma e finisce per relegarla in sole due scene. Troppo poco per quasi due ore di film.

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