I Pentagon Papers tra le sapienti mani di Spielberg

di Francesco Amato

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Lo scandalo del “Pentagon Papers” ha sconvolto l’America degli anni ’70, dopo che il giornalista Daniel Ellsberg rubò e pubblicò documenti che dimostravano come ben quattro presidenti degli Stati Uniti d’America avessero mentito alla popolazione riguardo l’andamento della guerra del Vietnam. Queste vicende vennero a galla grazie alle temerarie azioni dei giornalisti del New York Times e del Washington Post.

È di questa vicenda che parla il nuovo film di Steven Spielberg, scritto da Liz Hannah e Josh Singer, con Tom Hanks e Meryl Streep nel ruolo dei protagonisti.

Spielberg, reduce dal discreto successo ottenuto con “Il GGG”, riesce stavolta a confezionare un film ben scritto ed elegantemente diretto. Il regista infatti non usa grandi movimenti di camera, fatta eccezione per qualche piano sequenza all’inizio del film, ma favorisce invece inquadrature fisse che esaltano la recitazione degli attori (tutti molto bravi) e che mostrano lo svolgersi della narrazione in modo lineare.

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La regia di Spielberg viene esaltata anche grazie all’ottimo montaggio di Michael Kahn e Sarah Broshar, alla fotografia di Janusz Kamiski, capace di passare da toni caldi e avvolgenti a toni freddi nelle sequenze più importanti.

Come ormai da tradizione, la colonna sonora del film è stata composta da John Williams, collaboratore di lunga data di Spielberg (basti pensare a “Lo Squalo” o “Jurassic Park”). Williams è riuscito a comporre delle musiche perfette, che si sposano al meglio con l’atmosfera del film.

Per quanto riguarda gli attori, è ovvio che i due a spiccare di più siano stati Tom Hanks e Meryl Streep, che hanno portato sullo schermo due personaggi apparentemente semplici, ma in realtà molto complessi.

Katharine Graham (Meryl Streep) è una donna che si ritrova a capo di un grande giornale dopo la morte del marito, e che non riesce a far emergere la sua forza e la sua indipendenza anche a causa della cultura maschilista dell’America degli anni ’70.

Solo grazie all’aiuto di Ben Bradlee (Tom Hanks) Katharine riuscirà a mettere da parte la sua fragilità e a prendere decisioni importanti, che risultano folli agli occhi degli altri, ma che si riveleranno vincenti.

Se il personaggio di Meryl Streep rappresenta quel tipo di donna che da impaurita diventa pian piano forte e convinta dei suoi mezzi, quello di Tom Hanks rappresenta il tipico giornalista senza paura, che ha una fame di notizie e giustizia talmente grande da portarlo a far qualsiasi cosa pur di raggiungere i suoi obbiettivi.

Con “The Post” Spielberg non voleva solo raccontare uno dei più grandi scandali della storia degli Stati Uniti, ma voleva anche fare un paragone con la situazione dei nostri giorni.

Per stessa ammissione del regista e dei due attori principali, la pellicola voleva criticare l’amministrazione Trump, mostrando come la libertà di stampa venga minacciata oggi come allora e facendo capire allo spettatore che i tempi non sono cambiati così tanto come invece potrebbe sembrare.

Ed è proprio qui che si può trovare il difetto principale del film. La critica che Spielberg voleva fare ai vari governi americani, è molto più leggera di quanto dovrebbe essere. Il film risulta quindi “cerchiobottista”, dato che gli stessi personaggi criticano il governo, ma sempre in maniera molto lieve e senza esagerare con le critiche.

Guardando il film, si ha l’impressione che Spielberg avesse paura di esagerare con le critiche alla politica e alla società e abbia deciso quindi di addolcire il tutto, facendo però perdere alla pellicola il suo vero senso.

In conclusione, “The Post” risulta un film sicuramente gradevole, che merita una visione anche solo per l’ottima regia e la recitazione degli attori, ma che non rimane particolarmente impresso nella memoria dello spettatore.

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