Lady Bird e la ricerca della versione migliore di noi stessi

di Cristina Cuccuru

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Christine McPherson è una ragazza all’ultimo anno di liceo cattolico di Sacramento, con una condizione economica familiare non proprio favorevole ed una grande voglia di evadere dalla sua piccola realtà per realizzarsi nella vita. Fin qui, possiamo dire che non è niente di assolutamente nuovo, ma ormai è difficile trovare temi freschi, l’unica cosa che si può fare è prendere quello che già si è visto e mostrarlo da un’altra prospettiva, oppure con delle condizioni differenti.

In questo caso ci troviamo infatti nel 2002, un’epoca che non ha particolari caratteristiche che la rendono riconoscibile a prima vista, come la moda e la tecnologia per gli anni ’70 e ’80, ma che rappresenta un periodo storico, soprattutto per gli Stati Uniti (vedi il crollo delle Torri Gemelle nel 2001) significativo a livello economico e politico. Ma in realtà di tutto questo si vede molto poco in Lady Bird, così come si fa chiamare la protagonista del film di Greta Gerwig, interpretata da Saoirse Ronan, fresca di vittoria alla 75esima edizione dei Golden Globes come miglior attrice protagonista in un film comedy o musical.

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Il film si apre con una scena da fiato sospeso, ma lentamente scivola nella quotidianità della giovane, che si ritrova a vivere tutte insieme quelle esperienze tipiche dell’adolescenza, le prime cotte, i party, l’alcol, le amicizie altalenanti, rese esilaranti da un personaggio ben costruito intorno ad una particolare personalità, chiaramente fuori dagli standard delle piccole comunità periferiche. La Ronan si ritrova quindi a portare avanti da sola, seppur molto bene, una barca partita bene ma che durante il viaggio ha perso un po’ le coordinate.

Per fortuna non sarà così a lungo, è pur sempre l’ultimo anno di scuola prima del college e non si può certo sfuggire a questo fondamentale passaggio verso l’età adulta. Lady Bird dovrà infatti lottare per poter dare alla propria vita la direzione desiderata, facendo i conti con le selettive ammissioni da parte delle università e scontrandosi con una madre, Marion, severa e scoraggiante (e con dei tratti un po’ ossessivi), vittima di una vita sacrificata e nonostante tutto poco appagante.

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Sarà infatti il rapporto tra queste “due personalità forti”, come dice il padre Larry, a dare nuova vita ed un nuovo senso a tutto quello che ci viene mostrato, facendo passare quest’opera dalla tipica commedia adolescenziale a bomba emotiva in grado di scavare nel profondo del tuo cuore e abbattere le barriere costruite, fino a quel momento, intorno a quel ‘ti voglio bene’ mai detto ma ben custodito.

Il film di ispirazione autobiografica della Gerwig alla fine dei conti convince e tanto, quindi possiamo anche dire che quel secondo Golden Globes come miglior film commedia o musicale, in fondo è ben che meritato.

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