Andiamo a Comandare… Si, ma non al Cinema

di Francesco Amato

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Dopo il discreto successo di “Sempre meglio che lavorare” dei The Pills e “Addio fottuti musi verdi” dei The Jackal, arriva il nuovo film con protagonista una star del web. Stiamo parlando di “Il Vegetale”, film diretto da Gennaro Nunziante (già regista dei film di Checco Zalone) con protagonista Fabio Rovazzi.

Rovazzi, reduce dai successi musicali di “Andiamo a comandare” e “Mi fa volare”, canzoni grazie al quale ha raggiunto il milione di iscritti su youtube, decide stavolta di intraprendere la carriera da attore.

La trama del film è molto semplice: un ragazzo laureato in scienze della comunicazione non riesce a trovare un lavoro che soddisfi i suoi bisogni, ed è costretto a consegnare volantini per tutta Milano, con scarsi risultati. Dopo un incidente stradale in cui viene coinvolto il padre, imprenditore senza scrupoli, Fabio si ritrova a dover gestire l’azienda di famiglia. Dopo averla fatto fallire, a causa della sua voglia di onestà a tutti  i costi, si ritrova costretto a partecipare ad uno stage grazie al quale potrebbe trovare un buon posto in una grande azienda. Si vede costretto quindi a trasferirsi in un piccolo paese della provincia di Milano, con al seguito la sorellastra più piccola e poco incline ad aiutare il fratello.

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Una volta arrivato in paese, scoprirà una realtà molto diversa da quella che conosceva nella metropoli lombarda, piena di immigrati che svolgono lavori umili, che gli faranno scoprire cosa voglia dire lavorare e sacrificarsi davvero.

“Il Vegetale” vorrebbe essere una commedia spensierata e senza grandi lezioni da impartire, ma risulta un fiasco su tutta la linea.

Partendo da un comparto tecnico (regia, montaggio e fotografia) che risulta quanto di più piatto e anonimo si siano visti negli ultimi tempi al cinema, Gennaro Nunziante non sembra avere una vera e propria idea registica o di montaggio e il risultato è un film piatto e quanto mai banale.

La pellicola vorrebbe parlare della situazione critica dei giovani nel nostro paese, dell’importanza dell’integrazione, dell’onestà, ma tra tutti questi messaggi, non ce n’è uno che arrivi allo spettatore.

La sceneggiatura appare quindi senza né capo né coda, con sottotrame che vengono aperte e lasciate lì senza una degna conclusione.

La divisione in tre atti risulta completamente errata, creando e risolvendo i problemi del protagonista nei primi cinquanta minuti di film, lasciando la parte finale della pellicola al caso, senza che ce ne fosse effettivo bisogno.

Se regia e sceneggiatura non aiutano il film, lo avranno fatto gli attori? No.

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Quando il film venne annunciato, sul web si scatenò una forte polemica nata dal malcontento di molti per la scelta di Fabio Rovazzi come protagonista, data la sua totale inesperienza come attore cinematografico.

Se prima della visione (avremmo potuto comunque mantenere la speranza che Fabio Rovazzi potenzialmente potesse dimostrarsi) potevamo comunque mantenere il dubbio e sperare che Rovazzi si potesse rivelare  all’altezza del ruolo, dopo aver visto il film possiamo dire per certo che così non è stato.

La web star è inesperta, e si vede. Forse a causa dello scarso aiuto da parte del regista, Rovazzi non risulta capace di interpretate efficacemente il ruolo affidatogli, non perché fosse particolarmente complesso, ma semplicemente perché è evidente che non sapesse come muoversi. Si dice spesso che quando un attore non sappia come far ridere il pubblico, si limiti a fare delle facce buffe, ed è esattamente questo il problema di Fabio Rovazzi. Non avendo idea di come muoversi sul set, non fa altro che sbuffare ad ogni battuta, non riuscendo però a coinvolgere lo spettatore, che anzi viene annoiato dai continui tentativi di risata forzata.

Per quanto riguarda gli altri attori, Ninni Bruschetta e Luca Zingaretti ricoprono due ruoli scialbi e poco interessanti, ma lo fanno bene, nonostante non abbiano troppo spazio nel corso del film.

Un altro grande problema del film è quello del target. i produttori probabilmente volevano fare un film che prendesse la fetta di pubblico più ampia possibile, dai bambini agli adulti. Ma “Il Vegetale” probabilmente risulterà noioso ai bambini e gli adulti non saranno invogliati a vedere un film solo per la presenza di una star del web. Lo stesso Rovazzi, in conferenza stampa, ha dichiarato di non voler portare in sala una determinata fetta di pubblico, ma ha espresso la voglia di coinvolgere persone di tutte le età. Se questo era l’intento del film, probabilmente non è stato raggiunto.

In conclusione, “Il Vegetale” risulta un film sciapo e senza costrutto, che non ha alcun punto a favore, ma tantissimi punti contro. Un film che ha voglia di parlare di mille argomenti e di far ragionare il pubblico, senza riuscirci affatto. Lo stesso regista, Gennaro Nunziante, in conferenza stampa, ha espresso tutte le sue idee dietro al film, che appaiono sicuramente buone quando le si ascolta, ma dopo la visione risultano quantomeno pretenziose.

Non ci resta che aspettare che il film esca in sala quindi, il 18 gennaio, per vedere se un film con protagonista una web star riuscirà finalmente ad ottenere un grande successo di pubblico e critica.

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