Bigfoot junior: la grafica di Stassen colpisce ancora

di Gabriella Zullo

BIGFOOT 1 (1).jpg

I Nativi Americani furono i primi a raccontarne la leggenda: una creatura che abita e protegge la foresta, alta e pelosa, metà uomo e metà scimmia, buona e cattiva allo stesso tempo. È una creatura misteriosa la cui esistenza oscilla tra realtà e fantasia. E gli uomini, fin dalla notte dei tempi, amano credere a certe storie: li fa sentire più vivi, più umani. Nel mondo del cinema sono stati tanti i registi e i film d’animazione che hanno dato versioni e nuove interpretazioni alla leggenda: dalle puntate di Scooby doo al film dell’87 di Spielberg Bigfoot e i suoi amici.

Il mistero di questa creatura colpisce ancora e incuriosisce grandi e piccoli. Una storia, questa prodotta da Ben Stassen, che vince facile in quanto a trama e personaggi: il protagonista, Adam, è un adolescente pieno di insicurezze, con una chioma molto fluente che cresce smisuratamente ogni giorno. È vittima dei bulli della scuola che si divertono a rendergli la vita difficile: un cliché squisitamente da cartoons, inaugurato fin dai primissimi film della Disney – dove all’inizio i protagonisti sono sempre un po’ “sfigati”. Come se il destino non ci avesse già pensato a complicargli la vita, il ragazzo vive con la madre Shally, una donna molto determinata e affettuosa con delle pessime abilità culinarie – finalmente il pubblico assisterà a un rovesciamento degli stereotipi e in particolare i bambini, target principale, inizieranno a capire che la donna non nasce cuoca e che certe caratteristiche attribuite ancora oggi dalla società non fanno parte del materiale genetico femminile. D’altronde il film è un prodotto made in Belgium e lì alcuni stereotipi sono già stati superati. Adam sa che suo padre morì quando lui era molto piccolo. Ma un giorno scopre delle lettere di suo padre e un indirizzo. La sua vita è un disastro come il polpettone di suo madre e il desiderio di conoscere suo padre è troppo forte. Durante la notte scappa: porta con sé soltanto un indirizzo che però non corrisponde a una casa di città. Ma a una foresta. Il padre di Adam infatti è il famoso Bigfoot, il Guardiano della foresta, costretto a nascondersi per sfuggire alla Hair Co., una casa farmaceutica che vuole catturarlo per studiarne il DNA. Ma Adam non sa nulla. Alla ricerca di suo padre, scoprirà alla anche se stesso.

BIGFOOT2 (1).jpg

Dal punto di vista della grafica è inutile sottolineare l’attenzione ai colori vivaci, gli spessori delle figure, il ritmo incalzante di ogni scena e la dovizia di particolari nelle espressioni dei personaggi: tutto in perfetto stile Stassen! È stato fatto, e gli amanti del genere potranno confermarlo, un ottimo lavoro sui disegni prima ancora che sula resa digitale: la matita e i colori vengono dal talento di Olsen: “Quel ragazzo è proprio nato con una matita in mano!” racconta Jérémie Degruson, regista insieme a Stassen.

Non aspettatevi nulla di diverso da quelle che sono le aspettative generali sul genere cinematografico in questione. Andate comunque a vederlo con figli, nipoti, fratelli o sorelle: dai bambini e dalle storie dei bambini c’è sempre da imparare.

Rispondi