Incontro con il cast di Benedetta Follia

di Francesco Amato

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Terminata la proiezione stampa di Benedetta Follia, abbiamo incontrato il regista, gli sceneggiatori e il cast della pellicola curata con maniacale attenzione da Carlo verdone.

Partiamo ovviamente dal regista e protagonista del film, Carlo Verdone. Qui siamo davanti ad una vera e propria avventura, che unisce elementi fantasy a quelli di una commedia sentimentale, ma con elementi nuovi, grazie anche alla collaborazione con nuovi sceneggiatori, Nicola Guaglianone e Menotti. Da chi è nata l’idea del film?

Carlo Verdone: Quando incontrai la prima volta Guaglianone e Menotti, mi proposero due soggetti, il primo parlava di un uomo al centro di una grande famiglia, il secondo andava a scavare di più nell’universo femminile, ed è stato questo ad incuriosirmi. Il film parla di un uomo in difficoltà, che inizia a cambiare grazie all’aiuto di una ragazza proveniente da un ceto sociale completamente diverso dal suo. Volevamo esplorare più in profondità l’universo femminile, specialmente in un periodo nel quale molti incontri si fanno su applicazioni scaricate su un telefonino.

Nel film c’è una lunga scena di ballo, piuttosto surreale. Di chi è stata l’idea e come ti hanno convinto a farla?

Carlo Verdone: L’idea della scena di ballo è nata dalla mente folle di Guaglianone e Menotti. Io sono sempre rimasto profondamente radicato nel reale e non avrei mai pensato di girare una scena così assurda. Loro hanno insistito, convincendomi ad azzardare e alla fine mi hanno convinto. Non è stato affatto semplice, ma grazie al grande aiuto di Luca Tommassini, che ha curato la coreografia, ce l’abbiamo fatta. Tutto il merito è suo.

In questo film hai lavorato con un cast prevalentemente femminile. Le donne qui appaiono diverse dal solito, più solari e divertenti, regalano sempre un barlume di speranza.

Carlo Verdone: Volevo girare un film sulla serenità, volevo arrivare alla fine del film raggiungendo un momento di grande pacatezza, volevo che il pubblico si sentisse leggero una volta uscito dal cinema. Questo è il messaggio che vuole mandare il film, niente di troppo grande, una cosa semplice.  Devo ringraziare le mie attrici, perché hanno svolto un lavoro enorme e hanno rappresentato alla perfezione i personaggi che abbiamo scritto. Anche per questo ho rappresentato una Roma impeccabile, come dovrebbe essere e come spero torni prima o poi, non ho voluto mostrare i problemi della mia città, dato che non era di quello che volevo parlare.

Agli sceneggiatori volevo chiedere: com’è stato lavorare con una persona che avete seguito al cinema fin da piccoli, con il quale siete cresciuti? Com’è stato passare da semplici fan a colleghi di Carlo Verdone?

Guaglianone: Sono cresciuto guardando i film di Carlo e li conosco quasi tutti a memoria, avendo passato nottate intere con gli amici a vedere e rivedere i suoi film. Quando mi hanno chiesto di collaborare con lui non ci potevo credere. Carlo è stato un vero maestro per me, mi ha insegnato e fatto scoprire cose che non pensavo di scoprire arrivato alla mia età. Con un grande attore come lui non c’è che da imparare, in ogni ambito della vita.

Menotti: Lavorare con Carlo, da un punto di vista drammaturgico, è difficilissimo. Ogni idea che proponevo l’aveva già portata sullo schermo, quindi dovevamo proporre dieci idee prima di trovarne una a cui Carlo non avesse già usato in passato. Aggiungo anche che una delle cose più belle di Carlo è il suo amore per gli altri e per la sua città, è una persona straordinaria da questo punto di vista.

Carlo Verdone: Vi ringrazio molto per le vostre parole, mi avete chiamato maestro, ma io non sono affatto un maestro. Vi faccio una confessione: più vado avanti e più sento la fragilità che avanza. Mi sento ancora forte e professionale sul set, ma in realtà ci sono delle volte in cui penso di essere inadeguato. Penso che sia anche normale dopo quaranta anni di lavoro. Per questo ringrazio Guaglianone e Menotti perché sono riusciti a portarmi in situazioni che al cinema non avevo mai vissuto, tra mille difficoltà e dubbi sono riusciti a farmi andare avanti con forza e determinazione.  Devo ringraziare tutti gli attori perché sono riusciti ad esprimersi al meglio anche senza il mio aiuto, in modo da farmi prestare più attenzione alla regia e a nuovi movimenti di macchina che non avevo mai provato prima.

In una scena del film il protagonista rivede sé stesso da giovane. È una scena meta-cinematografica dove Verdone si rivede da giovane? Se si, che effetto ti ha fatto?

Carlo Verdone: Si, in qualche modo voleva essere un omaggio a quello che ho fatto nella mia carriera. In quaranta anni di carriera sono cambiato molte cose. Una volta scrivevo film pensando ai personaggi, “Troppo Forte” e “Viaggi di nozze” sono nati così. Poi arriva un momento in cui il tuo corpo cambia e non ti permette più determinate cose. Ho iniziato quindi a non partire più dai personaggi ma dalle situazioni, cercando di fare più critica sociale. Ho parlato del problema dei divorzi, gli scontri generazionali, ricerca del lavoro ecc. Sono più legato ai temi ora.

Durante il film hai mostrato un grande topo in primo piano. Voleva essere una critica alla condizione di Roma?

Carlo Verdone: No, come ho detto prima volevo mostrare Roma per quello che era e dovrebbe tornare ad essere. Non era mia intenzione parlare dei problemi della mia città, quindi è come se le avessi messo un abito da sera per mostrarla nel modo più bello possibile.

Le figure femminili risolvono ogni problema nel film: è una scelta voluta?

Carlo Verdone: Le donne mi mettono sempre in difficoltà, ma in maniera positiva. Di solito i personaggi femminili con cui ho a che fare sono mie coetanee, ma stavolta ho scelto una ragazza più giovane, che viene dalla periferia. Questo crea un forte contrasto con il mio personaggio, un uomo vecchio e ricco che appartiene ad una società completamente diversa. Mi sono trovato benissimo con Ilenia Pastorelli e Maria Pia Calzone, due donne tanto dolci quanto forti.

Passando alle donne di questo film, che avventura è stata questa?

Maria Pia Calzone: In questo periodo storico difficile per le donne, è bene far vedere il modo in cui Carlo le porta sullo schermo: mai vittime, ma sempre forti e capaci di reagire. Anche in questo caso, il mio personaggio rappresenta la dolcezza, ma svolge un lavoro duro e non perde occasione per mostrare tutta la sua forza e la sua tenacia.

Ilenia Pastorelli: Il personaggio che interpreto, Luna, è una donna molto più forte di quella che sono io. Energica, sempre positiva, riesce a nascondere i suoi lati più oscuri e ad andare avanti. Gli sceneggiatori e Carlo sono riusciti ad esaltare al meglio le donne e le loro qualità. Luna poteva sembrare una “coatta” piena di clichè, ma nel film si può vedere come sia molto più di questo.

Quali sono i prossimi progetti di Carlo Verdone? È vero che stai lavorando ad una serie tv?

Carlo Verdone: Si lavorando ad una serie, ma siamo ancora alle battute iniziali e quindi è ancora presto per parlarne. Ho già intenzione di girare un altro film e solo dopo penseremo bene alla serie tv. La voglia di addentarsi in questa avventura c’è, vedremo cosa succederà.

Carlo, hai ancora paura di non ottenere un buon risultato al botteghino?

Carlo Verdone: Bisogna aver paura. Questo è un lavoro delicato, se sbagli hai finito. Forse con quaranta anni di carriera alle spalle posso ancora permettermi un errore, ma al secondo sarei fuori anche io.

Aurelio de Laurentiis: Prima hai parlato di una certa fragilità, ma è quella fragilità che secondo me diventa un motore potente nella vita di un attore. Forse ti sentirai fragile nel dover immaginare o interpretare dei personaggi più giovani, ma c’è una forza anche nei personaggi più “vecchi”. Quando senti che la vita ti rende più fragile, devi avere la forza di resistere e andare avanti senza paura.

Nel film si parla di siti d’incontri: tu che opinione hai a riguardo?

Carlo Verdone: In una società in cui tutto è online, la vita è sempre più solitaria, ed era inevitabile che prima o poi gli incontri si sarebbero fatti anche online. Cosa ne penso? Io sono all’antica e mi fido più di ciò che posso vedere faccia a faccia, non mi fido troppo di chi non posso vedere o toccare. Ma è anche vero che a volte questi siti funzionano, conosco alcune coppie che si sono incontrati online e sono insieme da anni, quindi a volte Internet può aiutare davvero.

Per concludere, perché il pubblico dovrebbe andare al cinema a vedere Benedetta Follia?

Carlo Verdone: Perché è una commedia semplice, senza la pretesa di parlare di grandi argomenti. L’unica cosa che volevo fare era far ridere il pubblico e farlo stare bene una volta uscito dalla sala, tutto qui.

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