L’intramontabile modernità di Filumena Marturano

di Laura Pozzi

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Dopo lo strepitoso successo dello scorso anno, torna in scena al teatro Quirino di Roma dal 2 al 7 gennaio Filumena Marturano celeberrima commedia di Eduardo De Filippo interpretata da Mariangela D’Abbraccio e Geppy Gleijeses con l’inedita regia di Liliana Cavani.

Lo spettacolo definito dell’anno, ha registrato il tutto esaurito in gran parte dei teatri italiani dove ogni replica è stata accolta da autentiche standing ovation. Il testo di Eduardo, non ha certo bisogno di presentazioni e la riuscita della nuova versione fortemente voluta da Gleijeses, conferma ancora una volta il carattere estremamente moderno e attuale di un’opera scritta più di settant’anni fa (1946). La figura di Filumena, donna rude, passionale, in perenne lotta con una vita avara di emozioni incarna un particolare periodo storico dove rivivono drammi, ansie e speranze di un paese appena uscito dalla guerra, che non riesce ancora a tracciare le coordinate di un imminente futuro.

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La sobria regia di Liliana Cavani, qui al suo debutto nel mondo della prosa non risulta mai invasiva lasciando spazio ai personaggi, che riescono ad armonizzare i loro contrasti grazie a quella punta d’ironia da sempre presente nelle opere del drammaturgo napoletano. Lo spettacolo, rappresentato in atto unico si apre con il duro confronto tra Filumena e Domenico Soriano che dopo aver scoperto l’abile stratagemma con cui la donna in seguito ai venticinque anni di vita in comune è riuscita a farsi sposare fingendosi morta, decide di annullare le nozze per iniziare una nuova vita al fianco della giovane infermiera Diana.

Il primo quadro supportato da una scenografia essenziale, ma sensibilmente efficace nel delineare un incandescente interno familiare, presenta una situazione particolarmente tesa e vibrante a livello emozionale che coinvolge lo spettatore facendolo partecipe di una disputa che si preannuncia senza esclusione di colpi. Al pari dei domestici Alfredo e Rosalia, magnificamente interpretati da Mimmo Magnemi e Nunzia Schiano, il pubblico viene subito travolto dalla disperata energia di Filumena, che nonostante i tiri mancini di un fato avverso, non smette di credere nella vita, complice di averle donato tre figli di cui uno dell’ignaro Soriano. Lo scoprirsi improvvisamente genitore provoca nell’uomo un corto circuito esistenziale, determinando una vera e propria frattura tra passato e presente. L’iniziale spavalderia nel tener testa ai contrastanti sentimenti di Filumena, lascia spazio ad una presa di coscienza inaspettata, determinata dalla rischiosa decisione della donna di non rivelare l’identità del figlio legittimo.

Se alla fine della storia, Filumena riuscirà a dar sfogo alle emozioni regalandosi un meritato pianto liberatorio, Domenico scoprirà di amarla come non mai e di poter accettare quei figli senza nessuna distinzione. Il tema dei figli illegittimi rappresenta un momento cruciale della storia e un problema etico particolarmente sentito al tempo di questa scrittura. Eduardo dimostra  attraverso il grandissimo senso di giustizia che anima l’irrequieta Filumena, di essere in anticipo sui tempi e di saper affrontare a viso aperto una questione particolarmente spinosa. Se la regia della Cavani, lascia che sia il testo a parlare, gli attori non sono da meno aderendo ai personaggi in modo del tutto naturale.

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Discorso a parte merita la performance di Mariangela D’Abbraccio, che non si limita ad interpretare un personaggio di statura mondiale, ma opera una vera e propria identificazione tanto da far apparire assolutamente inutili e fuori luogo eventuali paragoni con grandi attrici del passato, su tutte Valeria Moriconi e Mariangela Melato. La “sua” Filumena, irrompe sulla scena con la forza di un vulcano, illuminando ancora una volta un capolavoro senza tempo che ad ogni  rappresentazione sa regalare emozioni sempre nuove. Grazie anche ad un’attrice che porta in scena non solo un ruolo complesso, ma tutto il duro lavoro celato dietro questa magica, ma a volte screditata professione.

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