Stefano Sollima è il nuovo Soldado hollywoodiano

di Quinto De Angelis

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Ancora una volta si riconferma il connubio tra il cinema italiano ed Hollywood. Questa volta a festeggiare è Stefano Sollima, regista di Romanzo Criminale – La serie, ACAB e Suburra, che è stato scelto come direttore artistico del sequel del film diretto da Denis Villeneuve, Sicario.

Soldado sarà la nuova pellicola su cui dovrà lavorare Sollima, il quale ci rivela che “per chi fa il mio mestiere è un sogno lavorare ad Hollywood”.

Tralasciando frasi fatte, dobbiamo sottolineare come passare da una produzione italiana ad una americana comporta un notevole salto economico. Il budget da gestire sale esponenzialmente e le liberta creative calano ma nonostante questo la priorità è portare a casa un prodotto appetibile e visivamente valido. In Italia Sollima è riuscito a creare dei film dove la criminalità viene analizzata dal profondo, sembra che l’elemento dell’illecito venga messo in secondo piano di fronte ai turbamenti interiori. Ė sempre l’uomo al centro della vicenda che viene mostrato attraverso le più varie sfaccettature.

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La vendetta per Er Libanese oppure la rivalsa per Numero 8 sono i sentimenti predominanti che spingono le azioni di questi uomini. Sono individui pronti a tutto ma lasciano intravedere sprazzi d’umanità, per loro dannosa più dei loro illeciti ma è grazie ad essa che salgono alla ribalta per essere apprezzati dalla folla. L’elaborata caratterizzazione e la fusione di sonorità elettroniche o di musica d’autore con immagini crude e asettiche ci trasporta in una dimensione post moderna cara a Sollima che gli permette d’emergere all’interno del panorama italiano. In terra americana un simile modo d’operare è la norma quindi l’effetto novità rischia di svanire assieme al regionalismo che caratterizza le opere del regista. Passando da Romanzo criminale a Gomorra, con in mezzo ACAB e Suburra si assiste all’esaltazione dei dialetti e all’appartenenza territoriale.

Il dialetto romano o napoletano divengono i simboli di modi diversi di intendere la criminalità. L’onore partenopeo  sfida dialetticamente l’istinto romano. L’assenza di questi elementi geografici nella vastità dell’America può diminuire l’immedesimazione verso i personaggi e l’analisi della loro complessità. Possibile gioco forza può essere lo scontro tra America e Messico, al centro della storia nel nuovo film in uscita nel 2018. Se il regista saprà aumentare e problematizzare lo scontro tra le due culture, il risultato potrà essere esclusivo e scoppiettante anche ad Hollywood. L’abilita del regista laziale è la trasmissione della serialità nelle sue opere filmiche. I film sono scanditi da linee temporali ben precise con costruzione multiple che ricordano le avventure mostrate nelle serie TV. Questo modo d’operare diventa pregio quando con questa tecnica permette di mantenere la storia incerta fino alla fine aspettando il momento in cui tutte le trame si uniscono. Serialità vista letteralmente come modo attento di guardare la realtà, senza tralasciare nulla, eliminando il carattere scontato che si vede nelle fiction italiane per abbracciare una dimensione più autoriale e sofisticata.

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Sollima avrà il compito ingrato di non far rimpiangere Villeneuve e i suoi colori sabbia che illudono lo spettatore trasportandolo in un deserto d’illusioni tra mille allucinazioni contorte. Sollima invece ci colpisce con il suo nero seppia che ci fa solo visivamente intuire l’oscura interiorità degli uomini che vediamo ricoperti di luce e di pioggia. Luce che si staglia sui loro visivi per farci vedere cosa provano. Pioggia che prova a lavare il sangue dalle loro mani ma come moderni Macbeth ignorano tutto questo e ormai impregnati di vergogna e di criminalità vagano come fantasmi tra le città metropolitane.

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