La magia di credere – Polar Express

di Mariele Gioia Papa

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Arrivati alla Vigilia di Natale vi auguriamo buone feste con un film che ha segnato molti di noi: Polar Express. Un bambino sta per addormentarsi nella notte della vigilia di Natale, ma ecco che uno scampanellio lo ridesta; il suo pensiero subito raggiunge il passaggio della slitta di Babbo Natale, una possibile sosta in quella casa per deporre i regali sotto l’albero che palpita di luci. Percorre le scale in giù fino al salotto, ma il bicchiere di latte e i biscotti sono ancora lì, a dimostrare che tutto ciò che riguarda Babbo Natale è finzione. Guarda fuori dalla finestra: la strada, ogni cosa, giace sopita sotto la neve. Un leggero vento sposta i fiocchi di neve. Dispiaciuto, torna a letto deciso a riaddormentarsi e a non farsi ingannare dalla fantasia. Sarà invece proprio quest’ultima, nella magica notte che precede il Natale, a condurlo in un lungo e vivacissimo viaggio verso la patria del Babbo più celebre di sempre.

Polar Express è un film d’animazione del 2004 diretto da Robert Lee Zemeckis, regista di pellicole di grande successo e amatissime dagli spettatori, tra le quali Ritorno al futuro (1985 – 1990), Forrest Gump (1994) e Contact (1997) spiccano per notorietà. Il soggetto del film trae spunto dall’omonimo racconto per l’infanzia di Chris Van Allsburg (1985), tra i classici della letteratura per bambini nel Regno Unito. Grande particolarità e segno di valore del film – in quanto primo al mondo – l’essere stato girato per intero mediante una tecnica di animazione sperimentale che si avvale della motion capture, che permette la realizzazione dei personaggi animati attraverso le perfomance di attori reali. Tom Hanks, grazie a questo, interpreta ben sei ruoli differenti, compreso il protagonista di otto anni.

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L’effetto sullo schermo è di grande realismo, fortemente rappresentativo delle movenze della recitazione naturale, di cui sono colti anche quei micromovimenti espressivi tipici dell’atto performativo. Per questo motivo, in alcuni punti sembra che i personaggi si muovano sulla scena con una leggera instabilità, che di solito non si ritrova nelle linee perfette dei disegni animati resi, poi, in tre dimensioni. Un difetto risibile, se si pensa all’innovazione che apporta – Peter Jackson ne fa uso per il personaggio di Gollum nella trilogia de Il signore degli anelli (2001 ‒ 2003), adoperandola esclusivamente per quel ruolo anche nella successiva trilogia de Lo Hobbit (2012 ‒ 2014) ‒ l’aver deciso di sperimentare questa tecnica per l’intero profilmico e che Zemeckis ripropone a 5 anni di distanza con il suo A Christmas Carol (2009) trasposizione dell’omonimo romanzo di Charles Dickens che vede Jim Carrey ricoprire i ruoli principali.

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Polar Express, proprio per questa scelta registica, entra nel 2006 nel Guinness dei primati. La colonna sonora è curata da Alan Silvestri, compositore di musica cinematografica e stretto collaboratore del regista, che accompagna con la peculiare dolcezza delle sue note, toccanti e potenti a un tempo, già gran parte dei successi di Zemeckis – come dimenticare il delicatissimo tema principale di Forrest Gump? ‒ e che ritorna qui in tutta la sua forza favolistica e sognante. Perché il treno che corre lesto al polo Nord, che sbuffa, scivola, deraglia, rallenta e riprende il cammino non è altro che una cornice insolita, per tutti i bambini “scettici” che vi siedono trepidanti di vedere realmente Babbo Natale, di un sogno che da tante generazioni tutti noi conserviamo in un angolino della memoria infantile. Gli impedimenti, i pericoli e i luccichii che sugellano la fine del viaggio, quella indicibile magia che spande la musica delle campanelline della slitta, sono tutto ciò che riguarda la mutevolezza di una tra le illusioni più belle di cui l’umanità vive. L’espresso polare viaggia, tra la neve e la luce, per chi crede ancora nella forza della fantasia, ma anche e soprattutto per chi ha, addormentata dentro di sé, la volontà di credere ancora nella bellezza di sognare, madre di ogni arte umana.

 

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