Il Boyhood di un supereroe: Incontro con Gabriele Salvatores e il cast de Il ragazzo invisibile- seconda generazione

di Laura Pozzi

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Dopo la proiezione del secondo capitolo del Ragazzo invisibile, si è svolta Roma presso il cinema Adriano la conferenza stampa che ha visto protagonisti il regista Gabriele Salvatores e gran parte del cast. La piacevole chiacchierata moderata da Diego Malara, si è subito contraddistinta per le interessanti dichiarazioni rilasciate dai presenti.

L’eclettivo Salvatores, ha spiegato fin da subito che i primi due capitoli del suo supereroe hanno dato vita ad una saga che adottando il punto di vista di un adolescente si avvicina molto più ad un Harry Potter che a un Batman, dove il protagonista resta sempre lo stesso. In questo caso, invece cresce film dopo di film tanto che lo si può considerare quasi il Boyhood di un supereroe. Per far intendere meglio la complessità del personaggio, il regista cita una frase dello scrittore Paul Nizan: “Avevo vent’anni e non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita”.

A sedici, diciassette, vent’anni, si scopre il lato oscuro delle cose, quello melanconico e poetico. Proprio per questo il film, che si pone il non facile obiettivo di seguire Michele nel diventare adulto, si fa più cupo e complesso, anche e soprattutto dal punto di vista narrativo. Rispetto al primo episodio dove la narrazione era lineare, qui si caratterizza per salti temporali, flashback, indizi disseminati, che permeano la storia di un alone misterioso tipico del genere thriller. Salvatores confessa di non aver partecipato alla stesura della sceneggiatura, ma di aver lasciato campo aperto al trio Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo molto più a loro agio con supereroi alla X-men, che non lo esaltano particolarmente e che in parte gli fanno rimpiangere un certo cinema americano anni ’80 che vanta cult come i Gremlins, ET o i Goonies di cui si dichiara un nostalgico aficionados.

 

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Nonostante le varie ed inevitabili similitudini con i superoi Marvel, i temi che stanno a cuore al regista sono altri, come dimostra il complicato rapporto di Michele con le due madri. Un tema a cui ha dedicato una speciale attenzione, dimostrando come i figli, non sono di chi li fa, ma di chi li cresce. Concepirli e metterli al mondo è facile e anche divertente, il difficile è farli diventare adulti e lasciarsi superare da loro. Salvatores, a chi chiedeva delucidazioni sull’uso degli effetti visivi lascia la parola a Victor Perez, che ne ha curato la realizzazione. L’artista spagnolo, nonostante il budget ridotto che aveva a disposizione, si dichiara molto soddisfatto del risultato ottenuto e particolarmente fiero che il prodotto sia stato realizzato in Italia, un paese dove si pensa che certe cose non si possono fare sempre per ragioni economiche.

Ma è proprio quando si lavora in ristrettezze e con pochi mezzi che l’ingegno trova terreno fertile, facendo uscire il meglio da tutti. Gli effetti visivi in questo film hanno una doppia valenza, perché Salvatores non gira semplicemente delle belle immagini, ma immagini significanti che non raccontano mai nulla a caso. Ecco perché l’uso dell’effetto si è rivelato fondamentale per raccontare un sentimento, che vede nel senso di colpa di Michele il suo apice. Quando si tocca il tema degli speciali e su chi e cosa rappresentano Salvatores cerca di andarci il più cauto possibile, sapendo che un possibile raffronto con i terroristi attuali è quasi un passaggio obbligato. Ma lui con il personalissimo candore che lo contraddistingue espone la sua idea di cattivo che forse assomiglia a una vecchia maniera di pensare anni 70, sottolineando che la cattiveria e la rabbia non è qualcosa d’intrinseco all’individuo, ma viene determinata dalla società attraverso l’esclusione, la sottomissione e l’emarginazione.

La parola passa infine ai tre sceneggiatori, che dichiarano le grandi difficoltà incontrate nella stesura di questo sequel, dovute soprattutto al fatto di dover recuperare gli indizi disseminati nel primo capitolo per trovare spiegazioni e risposte logiche in grado di garantire coerenza alla storia. Le stesure sono diventate talmente tante che il ragazzo si è trasformato da invisibile ad inscrivibile. L’incontro si è concluso con Salvatores che ha lasciato intendere la realizzazione di un terzo capitolo, di cui non si conosce la storia, ma che senza ombra di dubbio si farà. Aspettando i risultati al botteghino, non è stata esclusa l’ipotesi di una serie tv, ma siamo ancora lontani da questo format che dovrebbe comunque garantire qualcosa d’interessante e discostarsi da un prodotto solo ed esclusivamente televisivo.

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