Un angelo (di terza categoria) alla mia tavola: La vita è meravigliosa

di Emanuele Rauco

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Uno dei più bei film non solo del periodo natalizio, ma dell’itera storia del Cinema: La Vita è meravigliosa di Frank Capra. La quantità di lacrime che un film fa versare non è necessariamente indicazione di qualità o bellezza. Ma se quando George corre per le strade innevate gridando a tutti “Buon Natale” non si è invasi da fiumi di lacrime, si consiglia una visita ai dotti lacrimali o al cuore, divenuto di pietra. La vita è meravigliosa è IL film di Natale, non il più popolare – superato recentemente da Una poltrona per due di Landis – né il più bello (in quella zona si aggira Fanny e Alexander di Bergman), ma Frank Capra ha realizzato quello più emblematico.

Ispirato a un racconto di Philip Van Doren Stern, il film racconta di George, che dopo una vita felice e ricca di soddisfazioni sentimentali e professionali si trova sull’orlo dell’abisso: la sua azienda sta per fallire e la sta per inglobare l’orrido Potter. Così George pensa al suicidio: toccherà all’angelo di terza classe Clarence cercare di salvare una vita e il senso di Natale. 5 sceneggiatori (Frances Goodrich, Albert Hackett, Capra, Jo Swerling, Michael Wilson) per un film straordinario non solo per la sua portata emotiva, ma soprattutto perché traccia una sorta di Canto di Natale dickensiano in cui raccontare l’America del post – New Deal.

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Tutto il film gira intorno al rapporto tra l’essere umano e la società che lo circonda e i fili emotivi del racconto si tirano alternativamente tra la questione economica e quella personale, tra la famiglia e il lavoro: sono i perni su cui l’uomo – nel ’46 come evidentemente oggi – si fonda, quelli che reggono il suo mondo, quelli su cui si fondò la visione di Roosvelt (e di Capra) del capitalismo. Ma La vita è meravigliosa è tutt’altro che un film demagogico o acritico verso lo stile di vita americano: Capra costruisce un magnifico racconto umano, il viaggio di una vita a suo modo realistico e minimale in cui il pessimismo sociale si fonda con la capacità del regista di sfumare i toni, di arricchire i contesti. E l’apertura al fantastico, con il film nel film in cui Clarence mostra come sarebbe stato il mondo se George non fosse mai nato, è un preciso segno di lucidità sociale e “politica”.

Altro che buonismo: La vita è meravigliosa dice che l’unica speranza nel mondo, e in particolare nell’America dopo la guerra può venire solo dalla propria forza, ma che ci sarà sempre qualcuno più forte di noi a cui lasciare il passo. Potter vince e George si salva: ma la grandezza di Capra sta nel “trasformare quella che usualmente potrebbe sembrare un’omelia, in un avvincente e splendido spettacolo per tutti i tipi di pubblico” (Von Gunden, Variety), attraverso una gestione incredibile dei tempi narrativi, una messinscena calibrata, una regia abile a costruire un palpito fortissimo, un cast davvero memorabile (James Stewart contro Lionel Barrymore, la meravigliosa Donna Reed), una costruzione fatta di scene e personaggi essenziali, una forza inventiva che scardina convenzioni e che supera i limiti. Facendo diventare il suono di campanella il suono globale del buon Natale moderno.

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