La seconda volta di un supereroe poco credibile: Il ragazzo invisibile – seconda generazione

di Laura Pozzi

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Michele Silenzi, il supereroe made in Italy creato tre anni fa da Gabriele Salvatores, è pronto a tornare nelle sale italiane a partire dal 4 gennaio. Inutile dire che  il secondo capitolo di quella che ormai potremmo definire saga, ha suscitato fin dalle prime indiscrezioni un misto tra curiosità e scetticismo.

Il risultato di quest’operazione, che nel 2014 rappresentò un tentativo in gran parte riuscito di svecchiare il nostro cinema per dotarlo di un immagine diversa e innovativa al pari dei modelli americani e non solo (basta pensare agli action movie di Luc Besson), tre anni dopo e con  in mezzo un certo Jeeg robot, appare un po’ datato e non particolarmente brillante.

Se non tutto risulta irrimediabilmente perduto è solo perché al comando c’è un regista dotato di particolare intelligenza ed insolito coraggio, che non ha mai avuto paura di sperimentare e affrontare nuove sfide anche sul terreno minato del già visto. Diciamo subito che il problema e il limite principale di questa seconda incursione nel mondo dei supereroi si chiama Ludovico Girardello che con la sua recitazione statica e monocorde non riesce a conferire la giusta credibilità al personaggio.

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La sceneggiatura scritta a tre mani da Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo non eccelle in originalità e viene in gran parte affossata da interpreti non all’altezza, che non riescono a creare una significativa empatia con lo spettatore. Eppure siamo in presenza di un sequel quasi atipico per  il genere, dove a prevalere non sono effetti speciali e azione convulsa, ma delicati equilibri e conflitti psicologici che adeguatamente sviluppati restano la parte migliore del film. Ci riferiamo in particolare al doppio rapporto madre figlio che Michele sarà obbligato a vivere con Yelena (Ksenia Rappoport) la vera madre biologica (che avevamo già incontrato nel capitolo precedente) scomparsa e creduta morta e soprattutto a rivivere con Giovanna (Valeria Golino) la donna poliziotto che lo ha cresciuto e che ha perso la vita in un tragico e misterioso incidente stradale. In questo senso, risulta degna di nota la scena in cui Michele sdraiato sulla lapide cerca una comunicazione ultraterrena sulle note di Behind blue eyes.

Dopo la sua morte il ragazzo perseguitato dal senso di colpa stenta a trovare un posto nel mondo e la scoperta dei superpoteri invece di un valore aggiunto, rappresenta un  ingombrante fardello per un giovane alla ricerca della normalità. Fino a quando compare l’oscura sorella Natasha (Galatea Bellugi) che insieme a Yelena lo accoglierà nel nucleo familiare d’origine ideando un piano criminale ai danni di un noto magnate russo, che ha il sapore di un’antica vendetta. Infatti non tutto è come sembra in questa pellicola che richiama inevitabilmente gli X-men e certe verità nascoste e poi svelate funzionano alla grande e rappresentano gli unici momenti di autentica suspence della pellicola. Sì perché come nel primo episodio il film nasconde un’anima noir che lo tramuta da action movie in vero e proprio thriller.

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Il resto lo fa una  pregevole colonna sonora, che accompagna una narrazione poco lineare costellata di flashback indispensabile per rinfrescare la memoria e far rimpiangere il riuscito predecessore. Il film nonostante i limiti descritti, se non preso troppo sul serio e se depurato da inutili e futili paragoni rappresenta un buon intrattenimento e un modo diverso d’intendere il cinema italiano. Anche perché il finale che è un poetico omaggio a Il laureato lascia facilmente intuire la progettazione di un nuovo capitolo, che siamo quasi certi decreterà definitivamente la fine di Michele Silenzi o la sua insospettabile terza giovinezza.

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