In Bruges: I mostri dentro ad un quadro

di Quinto De Angelis

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Continua il nostro viaggio verso il Natale ed oggi parliamo di In Bruges. Come in un quadro fiammingo di Bruguel, Martin McDonagh – regista del film – ci porta nel mondo incantato di In Bruges. Tra le case medievali e le chiese gotiche si muovono, sgusciando tra la gente, due loschi irlandesi che ci accompagneranno in questa avventura che ha come ingredienti l’humor nero e l’espiazione di una colpa. Bruges nel periodo natalizio diventa una prigione dorata per i nostri personaggi che si scoprono essere parte integrante di quella fiaba che è la vita. Bruges nel periodo natalizio è la sede di strani turisti che popolano le strade argento della città. Bruges nel periodo natalizio diventa, semplicemente la protagonista di questa storia.

Dettagli e riprese complesse hanno come oggetto la città fiamminga vista nel suo splendore provinciale. La macchina da presa si addentra nei vicoli, scruta ogni piccolo mattone e poi quando è stanca fugge facendoci vedere solo quello che è in superficie. La macchina da presa è senza cuore e alla fine si stanca dei personaggi lasciandoli nel loro destino esiliandoli dalla città che li ripudia perché eretici in un mondo da favola. La città sembra essere il luogo ideale per la creazione di un racconto da favola. Lungo le vie del centro abitato si gira uno strano film che ha come protagonista un nano come quello di Biancaneve ma la nostra principessa non è proprio adatta al mondo Disney. Lei è una cattiva ragazza che vende droga ai più deboli e si innamora di un principe assassino dal cuore d’oro. Questo principe atipico, Ray, interpretato da Colin Farrell, ci colpisce nella sua disperata comicità, vaga senza meta con l’unico obbiettivo di scappare da questa città che odia. Bruges, più che la sede di una fiaba, si rivela un luogo a metà tra il Paradiso e l’Inferno. Un bellissimo purgatorio dove gli uomini devono scontare le proprie colpe. Essi sono disposti su un unico piano, senza gerarchie, come nel Trittico del giudizio di Bruges di Bosch in cui strane figure deformi e dalla dubbia morale sperano di arrivare, prima o poi, all’empireo.

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I personaggi nella loro ignoranza sembrano muoversi seguendo le folli logiche dei quadri di Hieronymus Bosch, pittore fiammingo del 15esimo secolo, più volte citato nel film. I personaggi mostrano il loro lato meno virile, sono in balia delle loro emozioni e quindi sono costretti a mostrarle allo spettatore. La comicità del film rivela una profonda angoscia. Il dramma della loro vita viene nascosto dalla battuta pronta e da buffi comportamenti che rivelano una morale dal dubbio valore. Sembra che chiunque può essere ucciso basta che non sia un bambino. Sono quindi i più piccoli ad essere definitivi essere superiori specie se sono i più grandi a comportarsi in maniera infantile. Essi supportano il peso delle scelte scellerate degli uomini e sono loro a pagarne le conseguenze. La morte non è l’elemento per cui gli uomini si disperano, la vita mortale è quella che conta. prima di morire sembra consuetudine lasciare al morto una bella immagine della vita che lasciano. Il peso della colpa è la vera morte. Il suicidio è una via di fuga semplice che diventa imperdonabile se prima di morire non si sconta la punizione agli errori commessi in vita.

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Il Natale fa da sfondo alla vicenda, lo spirito natalizio che vede il dono della speranza, di una seconda possibilità a tutti svanisce in un batter d’ali. Questo film non si può considerare adatto a tutti ma almeno scavalchiamo il muro dei buoni sentimenti per tuffaci in una fiaba moderna senza morale capace d’intrattenerci nei freddi pomeriggi invernali. Attraverso una lungo percorso fatto di morte e risate si giunge all’epilogo nelle strade affollate da figuranti per le riprese del film. I corpi dei personaggi si muovono tra la nebbia della città. La loro mente è annebbiata, il loro cuore batte a mille e non riescono a credere a ciò che vedono. Muovendosi tra il dedalo di vicoli cittadini incontrano queste comparse vestite da Diavoli e non riescono a distinguere se ciò che vedono sono uomini in carne ed ossa oppure il frutto della loro mente annebbiata. Tutto si risolve nel colpo di scena finale, che nulla a che fare con un lieto fine, nulla a che fare con l’onore ma tutto si risolve dall’ambiguità che caratterizza la storia.

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