Nightmare before Christmas, dolcetto o scherzetto?

di Cristina Peretti

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Il Natale si avvicina: panettoni, torroni, regali, lucine, alberi addobbati e decorazioni natalizie di ogni tipo popolano case e strade. Ma per rendere completa l’atmosfera natalizia non può mancare per gli amanti dell’horror fiabesco, uno dei più famosi classici cinematografici: Nightmare before Christmas. Vincitore del premio Oscar nel 1994, ideato da Tim Burton e diretto da Henry Selick, il film ci mostra la creazione di un Natale anticonvenzionale, dai tratti gotici, bui e tenebrosi.

In un mondo immaginario in cui vengono organizzate le festività celebrate dagli esseri umani, Jack Skeletron, re del paese di Halloween, colto da una crisi esistenziale, è stanco di spaventare, sente che nella sua vita manca qualcosa, ma cosa? Per schiarirsi le idee inizia a vagabondare nel bosco in cui trova diverse porte. Dopo aver varcato quella raffigurante un albero natalizio, si ritrova catapultato in un mondo opposto al suo: in città sta arrivando il Natale, le strade sono innevate, le case addobbate e gli uomini intenti a scambiarsi regali. Davanti ai suoi occhi c’è un’atmosfera ricca di gioia, allegria e serenità. Forse è questo ciò di cui ha bisogno? Jack crede di si. Tornato nel suo paese, vuole ricreare quell’aurea di gioia e capisce che l’unico modo è quello di essere lui stesso l’organizzatore del Natale: “non sforzarti di capirlo, devi solo immaginarlo!”.  Dopo aver fatto rapire Babbo natale, parte al suo posto per distribuire i doni ai bambini. I regali da lui portati sono spaventosi e terrificanti.

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La festa è rovinata: nelle case non c’è allegria e i bambini sono tristi. Jack capisce di aver fallito, non era questo ciò che stava cercando. Ma ora ha una missione: salvare il Natale e ridare il compito a chi è nato per questo. Dopo aver portato in salvo Babbo Natale, prigioniero del Bau Bau, e la sua amica Sally, che fin dal principio riteneva pericolosa l’idea di ricreare il Natale nel mondo tetro e cupo di Halloween, Jack accetta se stesso e il suo ruolo di re del terrore. Capisce che ciò che gli mancava era un’altra cosa, ancora più forte e inspiegabile della gioia nata dallo spirito natalizio: l’Amore.

Con il suo inconfondibile tocco Tim Burton in Nightmare before Christmas, giocando sull’opposizione tra normalità e diversità, come in “Edward mani di forbice”, ha creato una storia alternativa, diversa dai classici film d’animazione natalizia: i simboli storici del natale, quali le renne, i regali e Babbo Natale sono rivisitati in stile horror. Ciò che colpisce è la contrapposizione tra questi due mondi, teschi al posto di pupazzi, vampiri invece che elfi, ossa in alternativa ai dolciumi e uno scheletro rachitico nel ruolo del paffuto Babbo natale. Burton elimina il confine tra queste due realtà, ma è proprio nella presa di coscienza della propria diversità che Jack ritrova e stesso. La gioia e la felicità non esistono solo nel fiabesco mondo del Natale: in ogni essere e in ogni luogo, per quanto tetro e spaventoso, può esserci amore.

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