Wonder, un film che abbatte i muri tra apparenza e realtà

di Cristina Peretti

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Il periodo dell’adolescenza è difficile per tutti. Ma per August Pullman, detto Auggie, lo è ancora di più. Nato con una rara malattia, subisce ventisette operazioni che gli lasciano una fisionomia del viso non  in linea con i canoni della società. Per anni è stato istruito a casa dalla madre, ma ora è giunto il momento di iniziare una vera scuola, con veri compagni e veri insegnanti. Sarà pronto ad affrontare tutto questo?

Come afferma Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo”. Ma cosa si intende con “bellezza”? Un concetto utilitaristico? In una società consumistica come la nostra la vendita dei prodotti è strettamente legata a una buona pubblicità, e una buona pubblicità non ha successo se non viene accompagnata dalla mostra di un “bel” corpo. La cultura del Marketing ci circonda di stereotipi, di canoni fisici che ci ricordano continuamente come “dovremmo” essere e sottolineano il fatto che nessuno, tranne rare eccezioni, rispecchia quel modello.

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L’apparenza è diventata più importante della sostanza. Solitudine, disagi sociali e bullismo sono i frutti marci di questo tipo di società e vengono affrontati con tono ironico, ma toccante, in Wonder, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di R. J. Palacio, ispirato a una storia realmente vissuta dalla scrittrice. Come lei stessa racconta, un giorno, entrando con i suoi figli in una gelateria, ha incontrato un bambino con una deformazione facciale e non riuscendo a guardarlo in faccia, ha voltato lo sguardo. Vergognatasi di questa sua reazione, ha iniziato a riflettere su come dovesse sentirsi il bambino e afferma: “Ho iniziato a pensare a come deve essere vivere ogni giorno guardando in faccia un mondo che non sa come guardarti. Ho iniziato a scrivere il libro quella notte stessa”.

Degna del libro è la realizzazione cinematografica per opera di Stephen Chbosky. A dare il volto ad Auggie è il giovane attore canadese Jacob Tremblay, diventato famoso per il suo ruolo in “Room”. Auggie è pronto ad iniziare le scuole medie, ma a causa della sua diversità viene bullizzato da Justin che renderà la sua integrazione a scuola più difficile del previsto. Ma Auggie non è solo, riceve il supporto dei genitori, i cui panni vengono indossati da due grandi attori: Julia Roberts e Owen Wilson, e dalla sorella maggiore, Via, interpretata da Izabela Vidovic. Viene mostrato il modo in cui ogni componente della famiglia vive la “diversità” del figlio piccolo e di come il loro mondo sia stato stravolto sia in negativo, che in positivo. Si analizzano nel dettaglio i loro sentimenti. Via subisce maggiormente gli effetti psicologici che le operazioni del fratellino hanno creato alla famiglia: “La casa dei Pullman è come un pianeta che gira intorno al figlio, e non alla figlia”.

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Le attenzioni dei genitori sono rivolte quasi interamente ad Auggie. Ma è Via stessa che con generosa pazienza accetta la situazione e, sebbene a volte la lontananza emotiva dei genitori la ferisce, mette sempre al primo posto il benessere del fratello. “Ti sentirai solo Auggie, ma non lo sei” sono le parole che il padre gli dice prima di entrare a scuola. Parole che si riveleranno veritiere. Da subito il nostro protagonista spicca per intelligenza e simpatia. Grazie alla sua individualità attira intorno a sé amici, come Summer e Jack che lo aiuteranno ad accettarsi e a fargli capire il proprio posto nel mondo. Quelli di Wonder sono personaggi non facili da sviluppare, né da interpretare, vivono una realtà particolare e delicata, difficile da mettere in scena. Tuttavia il cast tecnico ci riesce alla perfezione. In nessun punto pesante, sempre ironico, ma al tempo stesso emotivo e moraleggiante, Wonder è una lezione di vita: “Se non ti piace quello che vedi, cambia il modo di guardare”, la bellezza è al di là di ciò che vediamo, è “nell’armonia del tutto” . Un concetto che dovrebbe essere alla base delle relazioni umane, ma che purtroppo in questa realtà non è scontato.

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