L’effetto Barnum in The Greatest Showman

di Quinto De Angelis

The greatest shwman OutOut magazine 2.jpg

Se esistesse una macchina per la creazione dei sogni, quella sarebbe senza alcun dubbio l’impresa cinematografica americana. In questi magici studios vengono creati dei mondi che nella realtà possono esistere solo nella nostra mente ma per due ore ce li ritroviamo li davanti ai nostri occhi. The Greatest Showman è un sogno ad occhi aperti dove le speranze di un uomo diventano realtà e il suo sogno di rendere magica la sua vita sarà cosi forte da mettere in discussione l’esistenza di chi gli sta attorno.

Dal sogno di liberta e di rivoluzione di Les Miserables si passa al sogno di eliminare l’emancipazione e di far ricredere gli altri di The Greatest Showman. Filo conduttore tra i due film è la recitazione di Hugh Jackman che dimostra di avere una grande voce capace di monopolizzare la scena. Egli trascina il film dalla prima scena fino al’ultima e si dimostra in gran forma dopo gli ultimi anni che l’avevano visto in ombra a causa della sua malattia. L’istrionico protagonista calza a pennello per il personaggio che si muove in totale libertà negli spazi filmici dell’imponente scenografia. Come in ogni musical che si rispetti il punto forte sono le canzoni. Esse sono vivaci, potenti e coinvolgenti: impossibile non patteggiare per gli artisti del circo sulle note di This is me, difficile non commuoversi al melodioso lamento di Michelle Williams in Tightrope, utopico non caricarsi di energia sulle note di The Greatest Showman.

The greatest shwman OutOut magazine 3.jpg

Le scenografie sono un dono e una condanna per lo spettatore. Esse mostrano un America formata da grandi città grigie che vengono contrastate dai luoghi di spettacolo, come i circhi, che con i loro colori splendenti, ravvivano l’ambiente circostante ma in alcuni le scenografie appaiono finte, ovattate e fastidiose – troppo evidente risulta esser la computer grafica nella loro creazione -. Semplicemente irreali. Forse troppo. Talmente irreale da farci quasi svegliare dal sogno che stiamo vedendo. Nonostante la sceneggiatura che in alcuni casi risulta debole, specie per i nessi casuali discutibili, continuiamo a farci sedurre dai movimenti e dai corpi dagli attori in scena. Se Zac Efron canta come se fosse ancora in High School Musical, Zendaya e Keala Settle sfruttano la loro esperienza musicale per incantare gli uomini come sirene, per noi sventurati marinai, facendoci innamorare di loro ad ogni singola nota emanata dalla loro voce.

L’elemento più interessante è rappresentato dalla fondazione del circo e dalla creazione di un luogo dove ospitare e rendere grande tutti quelle persone che vengono emarginate dalla società. In questo luogo persone discriminate diventano qualcuno attraverso la formazione di un gruppo coeso. Queste persone sono ripresi dai personaggi di Freaks di Tod Browning con la differenza che in queste caso essi si difendono con la musica e con l’intraprendenza di Phineas Barnum, il personaggio interpretato da Hugh Jackman. Vedendo questi personaggi si può pensare come ogni ostacolo può essere superato e, in un certo qual modo, ci sentiamo protagonisti della storia, immergendoci in questa realtà per immedesimarsi con Barnum, pensando che questo film parla proprio a noi e che in fondo un po’ ci rimanda a noi stessi. Il film cerca di ripercorrere le parole del suo protagonista ripetendoci più volte che la voglia di credere delle persone riesce a suscitare impressioni anche senza l’utilizzo di grandi mezzi tecnici. Le persone accettano un idea, una proposta un illusione con l’unico scopo di soddisfare le aspettative che loro stesso hanno creato. Questo vuole il film, questo è quello che otteniamo. Il film ci offre un lieto fine sperato, una storia d’amore perfetta e la felicità di tutti. Anche se non è l’esaltazione della sceneggiatura il film accontenterà i sognatori con la maestria che solo Hollywood ci può offrire perche ricordiamoci sempre che i sogni sono sempre  frutto della nostra mente, mai di una macchina; anche se questa si chiama cinema.

Rispondi