L’ innovazione che avanza. Gli ultimi Jedi di Star Wars

di Quinto De Angelis

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L’attesa è giunta la termine. Il capitolo otto della saga fantascientifica più famosa di sempre è arrivato sugli schermi italiani. Quello che vediamo è un mix coinvolgente e gargantuesco di immagini epiche studiate al pennello che ci accompagnano in un vortice di eventi che viaggiano alla velocità della luce.

Star Wars si conferma una fucina d’innovazioni: già dal 1977, l’uscita del primo capitolo della saga si dimostro precursore di un modello produttivo di fare cinema che rivoluziono Hollywood. A distanza di 40 anni questo episodio prova a cambiare radicalmente le radici che aveva caratterizzato la serie e decide di sorprenderci con alcune scelte visive di forte impatto. Navi spaziali che diventano ferri da stiro e fantasmi che sono specchi riflettenti sono combinazioni assurde che diventano reali nel mondo di George Lucas. Non siamo di fronte a soluzioni surrealistiche ma indizi di un cambiamento radicale che sta avvenendo nell’aria.

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Due soli sorgono all’orizzonte della vecchia saga guarda, simbolicamente rappresentata dal vecchio maestro che si mette da parte all’arrivo di qualcosa di nuovo che sta arrivando. Nuovi modelli avanzano contendendosi la spada del successo nel industria cinematografica. Il passaggio dalla regia nostalgica, talvolta superata, di JJ Abrams lascia spazio allo stile canonico e postmoderno di Rian Johnson. Il cambio tecnico alla conduzione delle riprese indica un primo passo verso un tentativo d’estensione del pubblico.

Se ne Il risveglio della forza e in Rogue One si è puntato verso un pubblico più fedele e già rodato, in questo nuovo episodio si è aperto il fronte per avvicinarsi ai giovani con l’aumento di spazi comici e di una sceneggiature più lineare e semplice aumentando il numero di tempi dialogati. Gli ultimi Jedi non segna la fine di un ciclo ma l’inizio di una nuova storia che vede un ricambio generazionale. Quando tutto sembra finito vediamo sempre l’emergere di un barlume di speranza che fornisce soluzioni alternative ai nostri eroi. Tutto questa dona al film elementi di una forzatura in fase di scrittura dando una sensazione buonista confermando l’idea di un avvicinamento verso un pubblico molto giovanile, forse non ancora preparato alla morte dei “buoni”. Le virgolette inserite rappresentano una contraddizione al concetto di morale che si era letto fino ad ora nelle immagini della pellicola.

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Nel mondo galattico in un luogo lontano lontano l’età adulta è segnata dal raggiungimento della consapevolezza per cui il limite tra bene e male è valicabile e mai ben definito da una netta linea di demarcazione. Sono i punti di vista a farci dire che cos’è l’azione magnanima oppure la scelta sbagliata. I continui colpi di scena per far sopravvivere la fazione dei rivoluzionari rappresentano la scelta in fase di sceneggiature di creare in ogni caso una gruppo su cui tifare per riporre la speranza su qualcuno.

Escludendo l’epilogo finale, che lascia l’amaro in bocca per i motivi appena descritti, il personaggio di Kylo Ren – interpretato da Adam Driver – è caratterizzato da una maturazione che segue linee guida politicamente scorrette. Dal seguire un idea ciecamente inganna chiunque gli sta intorno per creare un nuovo essere, non più Sith, non più Jedi ma semplicemente un uomo maturo. Uccide il padre non perché lo odia ma perché andava fatto. La morte della madre lo turba solo se lui è a compierla non se sono gli altri a metterla in pratica. Si dimostra codardo ma opportunista. Ma il tempo si dimostra maestro di vita e infatti nella sua ascesa verso la consacrazione sopraggiungono i vecchi pensieri che lo logorano. Furia sanguinaria, vendetta, irrazionalità lo lacerano dall’interno dimostrandosi debole e perforabile.

Il suo volto è una corazza con dei fori; se colpisci il punto scoperto ferisci l’uomo che c’è dietro facendo svanire il tentativo di nascondersi dietro le difficoltà delle scelte fatte. Anche la forza si evolve, essa non è solo «l’energia che serve per far spostare le cose» ma è molto di più. Essa è la connessione tra gli elementi e tra menti superiori, supera barriere celebrali mai esplorate divenendo un mezzo di connessione tra  personaggi del film. Una sorta di connessione internet avanzata senza WiFi – vedere la scena del primo controcampo tra Kylo Ren e Rey -. A parte gli scherzi, l’immagine finale richiama bene l’intento del film. Una larga inquadratura che vede elementi nuovi mischiati assieme alle vecchi glorie di un età passata che festeggiando per una nuova fase della loro vita senza scordarsi dei dubbi e dei tormenti che hanno lasciato alla spalle e che hanno condizionato le loro esistenze.

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