Coco, Miguel alla scoperta della sua vera identità

di Cristina Peretti

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“Ogni Rivera è un calzolaio, in tutto e per tutto”, ma Miguel Rivera, il protagonista del nuovo film d’animazione Coco, firmato Pixar, non lo è. Lui ha un altro sogno: quello di diventare un musicista, un mariacho, come il suo idolo Ernesto De La Cruz.

Per realizzare il suo desiderio  finisce vittima di una maledizione, da cui riuscirà a liberarsi solo alla fine di un’avventura nella terra delle anime, nel giorno de Los Muertos. Il viaggio si rivelerà un percorso di formazione, alla fine del quale giungerà a una nuova maturità. Miguel vedrà sgretolarsi davanti ai suoi occhi tutte le certezze sulle quali aveva basato la sua giovane vita. Dietro quei valori, quelle idolatrie, che si riveleranno dei “falsi miti”, in realtà c’è ben altro, c’è una storia, una drammatica e commovente storia sull’orlo di essere dimenticata, e grazie alla quale Miguel giungerà a una nuova consapevolezza di sé e capirà per cosa, e soprattutto per chi, è giusto lottare e donare se stessi.

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Coco si apre come la classica pellicola d’animazione in cui la famiglia, per proteggere il figlio, o il nipote in questo caso, ostacola il sogno del protagonista, ma inaspettatamente si rivela essere molto di più. Centrale è il tema del ricordo, il filo che tiene unite le due dimensioni, quella dei vivi, e quella dei morti. Filo così facile a spezzarsi, al quale Miguel si aggrapperà con coraggio e tenacia per la sua famiglia.

Mescolando ironia e malinconia Lee Unkrich crea una storia mai scontata, ricca di colpi di scena, ambientata in un mondo ultraterreno, l’altra faccia della terra: il mondo dell’aldilà, in cui è importante il legame con i familiari ancora in vita. Ma quello di “Coco” non è solo un mondo triste, mesto, ma soprattutto ironico, divertente e burlesco. La dinamicità dei dialoghi e delle scene catturano lo spettatore e lo coinvolgono nella storia. Coco, Miguel, Hector e tutti gli altri personaggi entrano facilmente nelle simpatie di chi guarda. Quello che la PIxar ci ha mostrato in tutti questi anni è un mondo fantasioso, sarcastico, talvolta melodrammatico, in cui la risata apre le porte a una riflessione morale più profonda. Di questa realtà la storia di Miguel e tutta la sua famiglia ne rispecchiano in pieno i canoni.

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