La parola detta e la rivoluzione dell’esistenza

di Antonia Rizzo

la-parola-detta-433620

In ossequio alla poesia, e al mio dogma ferreo della contaminazione, scelgo di parlare dell’ultima raccolta poetica di Stefania Di Lino La parola detta, recentemente pubblicata dalle edizioni La vita felice.

Stefania Di Lino è nata a Roma, dove vive e lavora. È stata allieva dello scultore Pericle Fazzini e del poeta, critico d’arte Cesare Vivaldi. Presso l’Accademia di Belle Arti di Roma si specializza alla Calcografia Nazionale del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali e si abilita all’Insegnamento per i Licei, occupandosi anche di formazione. È presente da anni in numerose manifestazioni artistico letterarie, coniugando spesso la parola con l’immagine in opere di visual poetry. Nel 2012 pubblica la sua prima raccolta di poesie Percorsi di vetro (DeComporre Edizioni). È presente in numerose antologie e riviste letterarie, tra cui I fiori del male (2016). Con un suo testo critico partecipa al X Festival Mondiale di Poesia a Caracas; nel 2014 alcuni suoi testi vengono selezionati dall’Unesco di Torino per la giornata Etica Globale e Pari Opportunità: il contributo delle donne allo sviluppo dell’Europa e del Mediterraneo, pubblicati e tradotti poi in diverse lingue.

la-parola-detta-433620La fortunata frequentazione delle due arti le permette di conferire un significato “plastico” ai versi, adottando come forgia della sua potente opera letteraria gli stessi strumenti dell’arte scultorea che modella il corpo fisico ad immagine dell’anima che vuole rappresentare. Così le liriche di Stefania Di Lino non conoscono la scissione tra metafisica e sostanza e il discorso poetico si allunga nell’azione stessa del vivere. Parole dette,  usate come pietre per decostruire i modelli formali privi di interiorità e costruire opere nuove, legate indissolubilmente alla necessità del credo interiore.

che non era il fondo del buio del mare / il destino spietato / era altrove che si voleva portare i bambini a giocare

La parola è rivoluzione agita con la coscienza di rispettare ogni atomo di esistenza, di restituire dignità ad ogni gesto nello sforzo sovrumano di mantenere in perfetto equilibrio fini e mezzi. Così questa guerriera saggia adotta una metrica nuova, ispirata al grande respiro della Madre in un gesto continuo di accudimento dei propri valori. Una sfida alla subalternità delle pause che potrebbero alterare il valore del significato e del significante.

Come scriverlo? e di cosa altro dire “mi spiace”? se profondamente ferita / mi coglie la foglia arresa / che si lascia cadere dal ramo

Eliminata ogni dipendenza sintattica, ad eccezione di una breve interrogazione che si fa preghiera e contemplazione di un’umanità frontale che sfugge al controllo della razionalità, la parola è una, sola e molteplice, l’esperanto delle emozioni, il linguaggio del nuovo giorno. La barra di separazione versale contrae l’attesa, riempie il vuoto spaziale ed è nell’economia del tempo che i grandi conflitti e gli amori si affacciano dalle viscere infiammate dal melodramma dell’esistenza. Ritorna poi la Parola al canto iniziale, addomesticata dalla tenerezza della natura, a ricongiungersi con l’umano.

Rimpianto astrale se ascolti / c’è un presagio di silenzi nel bosco / e nel corpo che cambia / sono fermi gli animali / immobile è la felce / tace il canto

Un’opera poetica da custodire con cura.

 

One thought on “La parola detta e la rivoluzione dell’esistenza”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...