Saved, la classe operaia londinese non va in paradiso

di Gianluca Sforza

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Saved è un testo teatrale dell’inglese Edward Bond del 1965, che per i temi trattati e per il modo in cui furono rappresentati è ricordato come una delle opere teatrali che ha contribuito ad abbattere la censura nel teatro inglese (che da sempre è all’avanguardia in Europa).

L’opera è ambientata nella periferia londinese, dove l’unica lingua parlata è il cockney stretto, e ha come protagonista la classe proletaria dei diseredati, i paria della società inglese. Al Teatro Vascello del quartiere romano di Monteverde  Saved è stato portato per la prima volta in Italia in questi giorni dove resterà fino al 10 dicembre con la regia di Gianluca Merolli, qui anche attore nel ruolo di Len e con la presenza carismatica di Manuela Kustermann, nel ruolo di Mary, la madre di Pam.

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La storia narra le vicende di una famiglia dissestata alla Festen, formata da una coppia di anziani coniugi, Harry e Mary che hanno una figlia, Pam, che spende il suo tempo passando da un amante all’altro; prima si innamora di Len, poi non più interessata a lui, perde la testa per un Don Giovanni sciancato – Fred – con cui fa un figlio, non cercato o voluto da entrambi. Len anche dopo essere stato abbandonato da Pam rimane a vivere a casa con i suoi genitori, nonostante la sua ex lo insulti continuamente e lo faccia sentire a  disagio.

Allo stesso tempo seguiamo la storia Di Fred e della sua comitiva, che forse sarebbe più appropriato chiamare gang, autori a metà spettacolo della scena più cruda e più celebre del testo, ossia la lapidazione del neonato di Pam e Fred. Fin dall’inizio si percepisce il disagio della donna che non ha voluto questo bambino, insofferente alle sue responsabilità di madre; per questo motivo, un giorno decide di lasciare la carrozzina proprio dove si trova Fred e la sua banda. Questi si avvicinano alla carrozzina e prima con fare scherzoso, poi con rabbia sfogano tutta la loro rabbia di diseredati sul neonato prima sputandogli, e in un crescendo di follia arrivano a lapidarlo, rito crudele al quale sia pur riluttante partecipa anche il padre; l’innocenza non ha patria tra i disperati dei suburbs. La scena verrà vista di nascosto da Len che denuncerà Fred il quale sarà anche l’unico a finire in prigione.

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Il duro testo di Bond è bene interpretato da una compagnia di attori affiatati e convincenti nella presenza scenica e nella mimica, e accompagnato da una colonna sonora che passa dall’alternative rock degli Smiths alla new wave degli anni 80, senza dimenticare la struggente e malinconica Everybody hurts dei R.E.M., particolarmente appropriata ai temi proposti. Molto suggestiva la pur essenziale scenografia, che è formata semplicemente dalla casa della famiglia, che viene continuamente girata e scomposta e poi ricomposta dagli stessi attori, quasi a simboleggiare lo stato emotivo dei protagonisti, incapaci di raggiungere un equilibrio e una armonia tra di loro. Anche Mary e Harry infatti non si amano più, vorrebbero liberarsi l’una dell’altro, addirittura Mary cerca di sedurre Len in una scena, mentre in un’altra getta tè (o caffè) bollente negli occhi del marito. Da ricordare anche le luci soffuse che ci permettono di ammirare la silhouette dei corpi di Fred e Pam quando costui è in prigione, in uno dei momenti più intensi (dal punto di vista scenografico) dello spettacolo.

Eppure, nonostante l’evidente forza del testo e la bravura senza discussioni degli attori, Saved ha in parte perso quell’impatto traumatico che doveva avere negli anni 60, forse perché il teatro, il cinema e la letteratura ci hanno abbondantemente descritto universi familiari in decomposizione negli ultimi anni, e la sensazione di deja vu ci ha accompagnato per tutto lo spettacolo, e forse anche perché è difficile tradurre lo sgrammaticato cockney dei diseredati proletari londinesi in italiano (d’altronde credo che sarebbe ugualmente un problema tradurre un qualsiasi romanzo di Pasolini sul sottoproletariato romano in inglese, si perderebbero sicuramente molte sfumature).

Al di là delle sottigliezze ci sentiamo di consigliare la visione di Saved a chi ama il teatro “alto”, trattandosi di un’opera di spessore come da sempre il teatro Vascello propone in cartellone.

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