La fluida visione del mondo di un formidabile ribelle: L’arte viva di Julian Schnabel

di Laura Pozzi

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Un tuffo dove l’acqua è più blu, magari al largo dello splendido arcipelago Li Galli  in compagnia di Julian Schnabel uno dei più importanti artisti contemporanei, che nel corso della sua lunga e prolifica carriera non ha mai avuto paura di sperimentare per mettere la propria vita al servizio dell’arte e delle sue innumerevoli forme di espressione.

Il tutto osservato dall’occhio attento e discreto di Pappi Corsicato, che con tenacia e dedizione omaggia l’artista senza dimenticare l’uomo con il quale ha saputo creare un’intesa così profonda da sciogliere ogni tensione ed eludere qualsiasi perplessità. Un eccentrico rapporto d’amicizia basato su stima e fiducia reciproca, che ha permesso al regista napoletano, dopo due anni di ricerche, di realizzare un intimo e appassionato ritratto su un personaggio fuori dal comune, che fin dalla più tenera età non ha mai avuto dubbi sul suo futuro.

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Schnabel nasce a Brooklyn nel 1951 e dopo aver conseguito la laurea in Belle Arti all’università di Houston, torna a New York per partecipare al programma di studi indipendenti del Whitney Museum. Nel 1978 crea la prima delle famose “plate paintings” una collezione di dipinti eseguiti con piatti in ceramica rotti, che diventeranno il suo marchio di fabbrica e gli consentiranno la prima esposizione nella prestigiosa Galleria Mary Boone di New York.

L’intensa attività artistica, non lo priva di un altrettanto movimentata vita privata deliziata da due mogli e ben cinque figli, che con lucida determinazione descrivono quanto sia complicato, ma allo stesso tempo affascinante crescere con un padre assolutamente al di fuori da ogni abituale nucleo familiare. Grazie a queste testimonianze, ai filmati d’archivio e alle interviste realizzate con personaggi famosi come Al Pacino, Bono e il compianto Hector Babenco, Corsicato realizza un documentario altamente istruttivo, dai tratti soft, ma dai contenuti marcati, che ci porta alla scoperta di un modo d’intendere l’arte come raramente siamo abituati a pensare.

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Schnabel, vive la sua passione, mista ad ossessione in un periodo storico particolarmente vivace e ricco di stimoli creativi, dove la vicinanza a personaggi come Andy Warhol, Lou Reed e Jean-Michel Basquiat gli consentono di esprimere al massimo un talento ed un’originalità a volte strabordante, come dimostrano le dimensioni delle sue tele, ma sempre volto alla ricerca del bello e al potere conoscitivo celato dietro ogni forma d’arte. Se la sua fama si deve essenzialmente alla pittura, non si può certo dimenticare l’influenza del  cinema, che  a partire  dalla metà degli anni novanta caratterizza la sua produzione artistica consacrandolo come uno dei miglior registi viventi.  E non è un caso che gran parte della storia si concentri proprio sul rapporto con la settima arte, che fin dal suo esordio nel 1996 con Basquiat (a cui seguiranno i pluripremiati Prima che sia notte e Lo scafandro e la farfalla) gli consente di esprimere e potenziare la sua irruente personalità e canalizzare la sua inesauribile energia in storie difficili ed emotivamente disturbanti con cui sarebbe opportuno iniziare a socializzare. Anche perché dietro a tanta umana complessità, si nasconde una visione armonica del mondo, che trova il suo zenit nella fluidità dell’acqua, nelle tavole da surf, nella pittura e nell’irrefrenabile voglia di pennellare la vita come un’opera d’arte.

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