Shining – La disputa su un capolavoro

di Giulia Russo

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Shining racconta la storia di Jack Torrance, scrittore fallito, che accetta il lavoro di custode invernale dell’Overlook Hotel. Un modo per distaccarsi dall’alcol e dalle sue ombre – di cui sfortunatamente l’albergo è pieno.

Il precedente custode uccise le figlie e la moglie con un’accetta. Danny, il piccolo figlio di Wendy e Jack, ha poteri telepatici che gli mostrano i fantasmi ed i demoni dell’hotel. Nello stesso tempo il capofamiglia viene convinto a commettere un duplice omicidio rimarcando i passi del precedente guardiano. Dopo un inseguimento nel labirinto, madre e figlio riescono a salvarsi lasciando Jack morire nella bufera di neve. Il film si conclude con una fotografia degli anni ’20 che ritrae il protagonista in compagnia degli ospiti dell’epoca, a significare che è sempre stato parte dei demoni dell’albergo – a sua insaputa.

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Cosa rende un capolavoro tale? Di norma viene definita in questo modo un’opera generalmente considerata eccelsa. Shining al momento della sua uscita nel maggio del 1980 ricevette recensioni miste: chi lodava la pellicola e l’interpretazione di Jack Nicholson e chi la considerò la distruzione del romanzo di Stephen King. Fu proprio quest’ultimo la voce più critica nei confronti del film dichiarando nel 2014: “Il libro è caldo, il film è freddo. Il libro finisce nel fuoco, il film nel ghiaccio. Nel libro c’è un vero e proprio arco narrativo nel quale Jack Torrance è una brava persona e solo poi, lentamente, si muove in questo posto nel quale perde il senno. Per quanto mi riguarda, quando ho visto il film, ho trovato Jack completamente pazzo dalla prima scena.” L’autore fu molto critico non solo nei confronti di Jack Nicholson ma anche riguardo Shelley Duvall, inadatta in un ruolo troppo distante da quello che creò nel libro. Dal lato opposto la pellicola viene considerata non solo un cult ma un vero e proprio capolavoro horror. La regia di Kubrick, la fotografia di John Alcott, i costumi di Milena Canonero vengono elogiati da quasi quattro decenni come esempio di perfezione, di quasi totale assenza di difetti. La paura non nasce dal caos bensì dall’ordine: dalle inquadrature – ampie e simmetriche – all’inquietante rappresentazione dell’albergo e del labirinto.

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Nel 1997 Stephen King scrisse la sceneggiatura di una mini serie televisiva fedele alla storia raccontata nel libro che però non ebbe il successo della pellicola di Kubrick. Allora cosa rende il film un capolavoro? Potremmo definirlo un eccelso risultato di trasposizione cinematografica in cui il regista prende la creatura di uno scrittore e la eleva al meglio delle sue capacità. Dispiace per il commento di King – degustibus non est disputandum – ma non si può mai perdere l’occasione di vedere e rivedere una delle pietre miliari del cinema.

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