Il sonno della ragione: Torino Film Festival, giorno 6

XXXV Edizione Torino Film Festival – di Emanuele Rauco

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Quando i nessi logici, la cause e gli effetti, la razionalità vanno a farsi benedire il cinema è spesso in prima fila nel raccontarne le conseguenze, concentrandosi soprattutto sui lati comuni, quotidiani, per quanto estremi o tragici, dell’irrazionalità. Come fanno due dei film più interessanti della giornata.

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Un beau soleil intérieur (che uscirà in Italia con il titolo Let the Sunshine In) di Claire Denis per esempio descrive le quotidiani follie che gestiscono o distruggono l’amore raccontando di una donna che cerca il proprio sole interiore attraverso i rapporti sentimentali, non trovando mai quello giusto anzi cercando spesso di evitarlo: un film tutto costruito – attraverso lunghi dialoghi – sulle irrazionalità del sentimento, sulle nevrosi e le follie, gli inciampi e gli imbarazzi senza il filtro dell’ironia e dell’umorismo, ma raccontati attraverso una sincerità petulante. In un finale a sorpresa, Denis svela l’irrazionalità pura dell’amore e del film: che è nonostante le apparenze un’opera di pura regia, in cui le inquadrature, i movimenti di macchina e il montaggio riesce ad armonizzare un film che gioca sul filo rischioso dell’insopportabile. Esattamente come facevano i suoi maestri, da Éric Rohmer ad Alain Resnais.

Andrea Tagliaferri porta l’irrazionalità della cronaca alle estreme conseguenze: il suo lungo d’esordio Blue Kids racconta di una coppia di fratelli borghesi, annoiati, insensibili a tutto tranne che al loro legame, uccide il padre per una questione di eredità. Il regista (ex-assistente di Matteo Garrone e si vede) non solo mostra l’irrazionalità del gesto tragico come causa di un’apatia sociale, ma la usa come motore del racconto, negando l’inesorabilità del noir (per dirla con François Truffaut) per lasciare che il suo film si vesta di fiaba nera, di trasfigurazione estetica della provincia, di strade narrative che si aprono e chiudono senza una ragione, irrazionalmente come i suoi personaggi. Manca ancora la personalità del regista vero, anziché l’occhio allenato del bravo “studente” ma per l’uso degli spazi e dei colori si potrebbe provare a scommettere su un regista come Tagliaferri.

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