Leggero, nel disagio migliore: Torino Film Festival, giorno 5

XXXV Edizione Torino Film Festival – di Emanuele Rauco

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Una volta che il cinema ha raccontato in toni crudi, più o meno scioccanti o pietistici, il disagio mentale, le piccole o grandi deviazioni, le difficoltà di essere normali, cosa rimane? La leggerezza, un racconto che non veda i malati solo come tali, forme visive e narrative che non li vittimizzino. È la chiave dei due film del 5° giorno del Torino Film Festival numero 35.

Il primo è , primo lungometraggio per il cinema di Ram Nehari, che racconta il rapporto causale e forse d’amore tra una ragazza anoressica, ricoverata in una clinica per disturbi alimentari, e un ragazzo con tendenze sociopatiche, anche in lui ospite di una casa di accoglienza. La loro fuga dalle rispettive vite e prigioni verso i sogni di diventare modella o musicista è narrata con un curioso tocco da commedia drammatica, in cui la consapevolezza della malattia e della disperazione non si attacca ai personaggi e il regista li accompagna senza paternalismi né morali nel desiderio di superarla. A suo modo romantico, vitale anche nelle disperazioni intime, incerto e zoppicante come i suoi personaggi, a cui vuoi bene nonostante siano persone che nella vita non avvicineremmo mai.

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Perché la vera sfida è questa, ovvero mutare la compassione in empatia e portare il pubblico a provarla anche per personaggi sgradevole: una sfida che Daphne, esordio di Peter Mackie Burns, perde nel disegnare il ritratto della ragazza del titolo, cinica, depressa, tendente all’auto-distruzione eppure sempre con l’ironia a portata di mano. Burns perde la sfida, nonostante la sua brava interprete Emily Beecham, perché anziché costruire il personaggio, gestirlo attraverso le sue relazioni e soprattutto attraverso quella con il pubblico tramuta il film in un one lady show che sguazza in tutti i luoghi comuni della presunta trasgressione femminile contemporanea, portata in auge dalla serie tv Girls e che in Inghilterra ha trovato casa in prodotti come Fleabag: ragazza carina e trasandata, depressa e cinica, sarcastica con tutto e tutti, noiosamente settata su un’auto-commiserazione narcisista. Con ovvio percorso di redenzione, appena accennato, che arriva quasi dal nulla, senza vero sforzo e lascia il film vacuo, più che leggero.

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