Il buon senso del Toro: la grande storia di Ferdinand

di Quinto De Angelis

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Nelle sfavillanti colline spagnole un piccolo toro, allevato in un campo d’allenamento, si rifiuta di far parte della Corrida e sogna prati liberi dove odorare fiori profumati. Il film diretto da Carlos Saldahna restituisce l’immagine all’opera di Munro Leaf che nel 1936 scrisse La storia del toro Ferdinando.

Il film è un abile strumento per restituire pregio al romanzo da cui è tratto. Vediamo la lotta continua tra le contraddizioni di una società che ci vuole in continua lotta e che spesso ci impone comportamenti che non vorremo seguire facendoci muovere in maniera non naturale rispetto al nostro vero Io.

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Il Toro che vuole evitare di essere ucciso durante la Corrida ricorda un soldato che non vuole andare in guerra. Questo gesto non è un atto di vigliaccheria ma diviene gesto coraggioso di liberta perché si propone come portatore di una nuova idea seguibile per i suoi simili. Un idea espandibile anche per l’uomo. I tori sembrano braccati tra la scelta di essere carne da macello oppure combattere rischiando di essere infilzati dalla lama del torero. Ma le scelte sono di più rispetto a quelle che vediamo, basta solo aprire la mente al cuore e troveremo sempre un alternativa.

Nei classici film d’animazione al buono è sempre contrapposto un malvagio ma in questo film non c’è traccia di questo luogo comune perché se Ferdinand rappresenta la bontà, il torero oppure l’allevatore di tori non possono essere considerati malvagi dato che loro agiscono per i propri interessi. «Ognuno ha le proprie ragioni» diceva Jean Renoir, il film sembra fargli eco con questa caratterizzazione dei personaggi! L’opera realizzata si dimostra un buon prodotto familiare piacevole per tutti capace di far divertire i bambini. Meno godibile per gli adulti a causa di alcune scelte infantili che mostrano l’intensione di voler puntare su un pubblico esclusivamente giovane. Le battute non sempre colpisco ma riescono comunque a strappare una risata. Da maestri, invece, è utilizzo delle transizioni cinematografiche per mettere in risalto l’animo dei personaggi – il lavoro del regista visto con la Saga de L’era glaciale si vede in questa circostanza.

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Ci azzardiamo a notare delle presunte citazioni o richiami presenti nel filma pellicola più o meno recenti del cinema americano: il piano per scappare ed il rischio di essere macellati ricorda molto il film Galline in fuga di Peter Lord e Nick Park, certo con meno cinismo ma con una la stessa dose di risate e divertimento; oppure la scena in cui il protagonista entra per la prima volta nel macello richiama gli ambienti freddi, angusti e tetri di Saw di James Wan, senza mostrare nemmeno una goccia di sangue; si tratta pur sempre di un film per bambini.

La citazione che più ci piace ricordare è quella del duello finale tra Ferdinand ed El Primero in un anfiteatro che richiama alla mente Il Gladiatore di Ridley Scott. La folla che incita il combattimento e lo scontro armato tra chi cerca solo la gloria e chi è costretto a combattere per la libertà. Alla fine il toro riesce a strappare la veste rossa che fa da simbolo all’evento ed il torero con le sue due lance insegue i toro mentre si destreggia proponendoci uno scambio tra vittima e carnefice evidenziando l’improvviso scambio di ruoli. Alla fine l’equilibrio sembra calmarsi quando il toro schiaccia un fiore ritornando se stesso dopo la furia animale che l’aveva travolto. La folla richiama ancora spettacolo conducendoci ad un finale scontato che nonostante ciò non racconteremo perché rovinerebbe la visione della piacevole pellicola.

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