Si sta alzando la cultura popolare: Torino Film Festival, giorno 3

XXXV Edizione del Torino Film Festival – di Emanuele Rauco

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Una cosa che riesce sempre benissimo al Torino Film Festival è intercettare le tendenze, le ricerche, le novità del cinema pop, non per forza di quello commerciale e mainstream ma di quello che con spirito indipendente e sperimentale cerca di parlare a un pubblico popolare, se non di massa. I due film di oggi mostrano chiaramente questo occhio acuto: e fortemente, ancora, femminile e/o femminista, come si diceva ieri. 

Thick Lashes of Lauri Mantyvaara, diretto dall’esordiente Hannaleena Hauru, è di base un teen-movie: due amiche che “lottano” sabotando matrimoni e relazioni borghese fondate su falsi valori e sentimenti si trovano a dover fronteggiare in prima persona quei valori e sentimenti. Quello che però fa la regista e che rende originale il film è il modo di mescolare, anzi di giustapporre stili, modi, idee molto diversi: a partire dall’ottimo e sorprendente inizio, il film spazia tra l’azione, il situazionismo, l’impressionismo (in senso cinematografico, non pittorico), surreali trovate comiche e dolcissime relazioni d’affetto. Un patchwork di colori, musica e personaggi che mette in scena la sua originalità attraverso la propria confusione, il proprio essere sgangherato e inventivo: proprio come il cuore di una sedicenne.

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Di tutt’altro tipo è il cinema pop di Revenge, sempre diretto da una donna esordiente come Coralie Fargeat e sempre con al centro una donna, la travolgente Matilda Lutz: il film è un thriller di stupro e vendetta (Rape and Revenge) su una ragazza che dopo uno stupro e un tentato omicidio è lasciata in mezzo al deserto americano dal suo amante e dai compari. I quali ovviamente non se la passeranno bene per niente: Fargeat però più che a L’ultima casa a sinistra di Wes Craven o L’angelo della vendetta di Abel Ferrara, guarda a George Miller, alla saga di Mad Max e a La pericolosa partita di Ernest Schoedsack. Perché Revenge è un film di caccia umana, in cui le dinamiche di preda e predatore vengono inscritte nel meccanismo sessuale, nel rapporto maschio-femmina (anche qui: esseri umani come bestie) con una consapevolezza di genere sessuale e cinematografico modernissima, in cui i colori accesi, il montaggio e le inquadrature iper-realistici, il sangue copioso e anti-naturalistico, il sesso, i corpi, le musiche parlano delle radici dell’oggi con saldo piglio estetico e narrativo.

Pop anche, e soprattutto, come pop-art, mix impazziti di suggestioni e idee, di influenze e capacità, di riletture del passato e sguardi al futuro: ecco ciò che riesce sempre bene al festival di Torino, a prescindere dalle annate.

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