L’identità, un passo a due di equivoci

di Claudia Didio

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Ciascuno è libero di dissolvere la propria individualità nel pentolone della moltitudine provando o un senso di sconfitta o un senso di euforia.” Tra fraintendimenti e incomunicabilità, Milan Kundera dà forma a quelli che sono i timori più profondi che incombono in una coppia, mettendo a nudo le vulnerabilità dei due protagonisti.

L’insidioso dubbio “gli uomini non si voltano più a guardarmi”, e ancora “ho immaginato che tu eri un’altra, che eri diversa da come ti immaginavo io”, provoca un immenso senso di smarrimento che comporta la necessità di ridefinire nel primo caso la percezione di sé e nel secondo definire l’identità dell’altro.

copertina libro l'identitàL’identità si articola come un romanzo complesso, dai ritmi lenti, in cui i dialoghi sono quasi evitati, ridotti al minimo e ciò che si evincono sono le fantasie e le riflessioni sul moderno conflitto tra individualità e fusione, la totale simbiosi con l’altro o, di contro, l’assoluta estraneità dell’altro, la cui comprensione a livello razionale genera inevitabilmente malessere.

La potenza dell’opera consiste nel trasmettere senza dir nulla in un passo a due di equivoci che vede coinvolti Chantal e Jean Marc in una atmosfera quasi onirica in cui, come le loro identità, il limite tra sogno e realtà non è ben delineato. Il “mendicante di lusso” Jean Marc, inetto e senza ambizione, ha scelto di vivere ai margini della società, riducendo la sua vita ad un’unica possibilità: Chantal; la quale sognava di perdersi come un profumo tra gli uomini, alla costante ricerca della propria autonomia e indipendenza attraverso altre avventure. Le lettere di un misterioso ammiratore consentono di innescare un gioco di ruoli e dinamiche con l’interpretazione di altri personaggi immaginari e non, che permettono una riflessione dapprima sui componenti della coppia nella coppia, in seguito diviene introspettiva, orientata sul proprio sé e sulle modificazione di questi nel contesto amoroso. L’intensa crisi esistenziale che ne consegue con tutte le debolezze e paure mostra l’umano, troppo umano, dei due personaggi con cui è impossibile non empatizzare.

Kundera ha deciso di intraprendere strade tanto ardue quanto pericolose, rendendosi parte integrante di un percorso la cui meta non è conosciuta ma profondamente reale. E il miglior modo per farlo è attraverso la fantasia.

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