Io (non) ballo da sola: 50 primavere

di Laura Pozzi

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E’ di pochi giorni fa la polemica che ha visto protagonista Vincent Cassel scagliarsi contro il potere diseducativo del doppiaggio italiano, vera e propria piaga che affligge da sempre il nostro cinema.

Non possiamo che sostenere la tesi dell’attore francese e sottolineare già che siamo in tema come anche nella traduzione dei titoli non facciamo complimenti. E’ il caso di 50 primavere, interessante ed acuta commedia al femminile che vede protagonista la splendida Agnès Jaoui, artista a tutto tondo che abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare in film come Il gusto degli altri e Così fan tutti, in coppia con l’immenso, nonché ex marito, Jean-Pierre Bacri.

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Il titolo originale della commedia diretta da Blandine Lenoir e in uscita nelle sale il prossimo 21 dicembre è Aurore e risulta inspiegabile una traduzione tanto banale da snaturare e in parte compromettere il significato profondo della storia. Aurore è una donna sui cinquanta che improvvisamente deve fare i conti con l’inevitabile passare del tempo e  con l’ arrivo della tanto temuta menopausa, evento fisiologico capace di mandare in crisi l’intero universo femminile. La nostra eroina però cerca di prenderla con filosofia, lasciando spazio a ciò che la vita può ancora offrirle, senza rimpiangere un passato di giovinezza.

Così le inopportune vampate di calore diventano disagio da accettare e affrontare con un sorriso e  i momenti di solitudine, occasione ideale per lasciarsi andare e ballare sulle note di Ain’t Got No, I Got Life di Nina Simone. Ma Aurore, deve tener testa anche al microcosmo che le ruota intorno e che dopo il suo licenziamento sembra impazzito. La sua seconda giovinezza, coincide con l’ imminente ruolo di nonna e con una figlia minore in preda a normali inquietudini adolescenziali, ma questo caos danzante viene magistralmente orchestrato dalla regista con leggerezza ed ironia, due elementi chiave dosati con sorprendente abilità, che rendono la storia accattivante e mai scontata. Anche quando Aurore, cercherà una seconda occasione con il suo amore di gioventù dovrà faticare non poco ad avere la meglio su dubbi e perplessità di matrice maschile.

50 primavere-outoutmagazine3.jpgMa in questo film si parla (finalmente) di donne libere, che trovano la giusta consapevolezza e autorità per emanciparsi da ruoli prestabiliti che ingabbiano le loro spiccate potenzialità, mortificando a volte la loro sfrenata gioia di vivere. Come dimostrano i personaggi secondari che in barba all’età non rinunciano all’aspetto più goliardico della vita. Ma attenzione non siamo in presenza di una commedia femminista e la Lenoir è abile ad evitare inciampi che potrebbero far precipitare la storia in trappole di questo tipo e conferire al film un’aria per così dire militante. Grazie a un’astuzia tipicamente femminile e a quel certo non so che del cinema francese, ammettiamo ancora una volta che i cugini d’Oltralpe, quando si tratta di cinema, hanno decisamente una marcia in più.

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