Assassinio sull’Orient Express: una storia ai confini della legge morale dell’uomo

di Cristina Peretti

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Il 30 Novembre 2017 finalmente uscirà nelle sale italiane l’attesissimo secondo adattamento (il primo realizzato nel 1974) di uno tra i più famosi gialli di Agatha Christie, “Assassinio sull’Orient Express” (Murder on the Orient Express).

Il film, già campione di incassi in America e destinato ad un grande successo anche tra il pubblico italiano, è diretto e co-prodotto da Kenneth Branagh, che riunisce nel cast  alcune tra le più grandi figure del mondo cinematografico attuale, quali Penelope Cruz, Johnny Depp, Willem Dafoe e Judi Dench, Daisy Ridley, Derek Jacobi.

“La natura umana è perversa nella sua complessità, per esplorarla servono gli strumenti giusti” Hercule Poirot, il celebre investigatore, “il vendicatore degli innocenti”, interpretato dallo stesso Branagh, ha sempre pensato di possedere questi strumenti: razionalità ed equilibrio sono i principi su cui basa il suo metodo investigativo, ma durante un viaggio da Instambul a Calais, sul treno Orient Express, si ritrova coinvolto in un omicidio che stravolgerà la sua mente.

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A causa di una tempesta il treno è costretto a fermasi. Durante questa sosta uno dei passeggeri, Samuel Edward Ratchett (Johnny Depp), viene ucciso e Poirot farà di tutto per scovare l’omicida. Ogni passeggero viene interrogato, tutti nascondono dei segreti che piano piano vengono svelati e portati alla luce, segreti che si rivelano essere pezzi di un grande puzzle.

Poirot  per la prima volta si trova davanti a un caso che non può essere risolto con i suoi soliti strumenti: la logica razionale stavolta non basta, il mondo non è solo equilibrio e fredda lucidità: sono le passioni e i sentimenti irrazionali che si celano dietro l’omicidio di Ratchett, frutto di paura e di vendetta. “Le avventure non rimangono mai impunite” dichiara l’investigatore. Ma a volte la giustizia civile non è sufficiente, può un omicidio essere ritenuto moralmente giusto?

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Poirot si trova di fronte al secolare conflitto tra legge civile e legge morale, già caro alla tragedia greca, e le cui vittime sono sempre gli innocenti. Non c’è solo giusto o sbagliato, nero o bianco, nel mondo dominano le sfumature e questa verità sconvolgerà la realtà, dominata da una ricerca spasmodica di stabilità e di equilibrio, di Poirot: “Sono sempre stato così sicuro, troppo sicuro, […],non capisco, ho paura”.

Il classico adattamento del 1974 viene svecchiato, reso più moderno e dinamico.  Al suo interno vengono inserite anche tematiche sociali e politiche. Nei vagoni del treno ci crea un microcosmo, in cui convivono uomini appartenenti a classi sociali differenti, la cui vicinanza rende più evidente la loro diversità e vengono rappresentati gli stereotipi del mondo economico e aristocratico, quali il cinico affarista senza scrupoli e l’arrampicatore sociale. Realtà sociali che sebbene vengano mostrate attraverso lo sguardo soggettivo dell’ironico e riflessivo Poirot, la loro  rappresentazione lascia un margine d’azione allo spettatore:  è anche suo il compito di dare giudizi e interrogarsi su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

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