Gli spari sopra sono per noi: American Assassin

di Laura Pozzi

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Una vacanza da sogno ad Ibiza, gravida di promesse, si trasforma per il venticinquenne Mitch Rapp e la sua ragazza nel peggior incubo possibile. Un futuro spezzato a colpi di kalashnikov mette fine  ai suoi sogni e all’esistenza della giovane.

Lo scenario descritto da Michael Cuesta nel drammatico incipit di American Assassin, corrisponde ad un ad visione del reale, con cui abbiamo imparato a familiarizzare molto bene e che negli ultimi tempi ha assunto contorni sempre più inquietanti e poco prevedibili. A nulla sono valsi gli apparenti buoni propositi e le raccomandazioni dei potenti della terra, la realtà dice che da quell’ormai 11 settembre 2001 le nostre vite sono sempre più avvolte da ombre, che hanno il solo scopo di creare un clima di costante allarme e insicurezza.

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Mitch, forte della sua giovane incoscienza e determinazione, va per i fatti suoi e inizia una personale guerra contro i fondamentalisti islamici, dimostrando un “talento” fuori dal comune. Guidato da una sete di vendetta che diventa la sua unica ragion di vita, le spericolate imprese del ragazzo non passano inosservate dalla CIA, che decide di reclutarlo per fare di lui un super-agente segreto, da impiegare in azioni particolarmente pericolose. Ma Mitch deve fare i conti con la sua turbolenza, che verrà gestita da Stan Hurley, (un Michael Keaton, che rivediamo sempre con piacere) veterano della guerra fredda, che gli insegnerà come sottostare agli ordini.

Tratto dall’omonimo romanzo di Vince Flynn, il film veste i panni del classico action movie incentrato su sparatorie, inseguimenti e bombe nucleari da disinnescare. In questo senso la pellicola fa il suo sporco lavoro, riducendosi ad un prodotto di puro intrattenimento, che vedrà l’apoteosi nel suo esplosivo finale, ma le sembianze da blockbuster stridono non poco con il discorso narrativo che sta alla base del film o che almeno il regista porta avanti dignitosamente per buona parte della storia.

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Mitch è inizialmente una vittima che riesce miracolosamente a sopravvivere, ma questo non l’affrancherà dal divenire un assassino di Stato creato da chi vorrebbe mettere fine a questa guerra. Lo spunto è coraggioso e interessante, ma Cuesta non osa andare fino in fondo e il suo mancato atto di denuncia nei confronti di un America, che usa i propri figli a scopo bellico privandoli di un’adeguata tutela fisica e psicologica, si smorza nei reboanti e fintamente coinvolgenti scontri tra Rapp e i suoi nemici e i dubbi misti a riflessione instillati nello spettatore si perdono nelle fila di un prodotto convenzionale che all’inizio aveva fatto ben sperare. Anche se ammettiamo che la parte ambientata tra periferia e centro storico di Roma nasconde forse qualche verità di troppo, che non lascia presagire nulla di buono.

 

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