La caccia al tesoro dei Vanzina

di Quinto De Angelis

buccirosso e salemme. out out.png

Signore e signori sono tornati i fratelli Vanzina che per questo 2017 presentano la loro nuova produzione intitolata Caccia al tesoro. Il film, secondo Enrico Vanzina, uno dei registi, vuole rendere omaggio all’opera Operazione San Gennaro di Dino Risi ma quello che ne esce fuori è un prodotto discreto che non ha niente ha che fare con l’originalità della sceneggiatura del 1966.

Dopo aver visto il film ci troviamo di fronte ad una via di mezzo tra I Cesaroni, per la semplicità in cui si risolvono le vicende, ed Un ciclone in famiglia, per la comicità mostrata e per la goffaggine dei personaggi con un risultato che, a discapito delle aspettative, diverte. Probabilmente nessuno si ricorderà di questa pellicola il prossimo anno ma vedendola da l’impressione di essere uno dei migliori film degli ultimi anni della coppia dei registi perché le situazioni mostrate divertono, finalmente, e Vincenzo Salemme (Domenico), Carlo Buccirosso (Ferdinando) si trovano alla perfezione negli interventi comici.

caccia al tesoro. out out.jpg

I dialoghi non sono esilaranti ma almeno non sono scontati e sopratutto non ricadono sempre sulle tematiche sessuali che spesso monopolizzano questo genere cinematografico. Certo non mancano gli errori specie in fase di edizione e di montaggio; da sottolineare è la scena in cui il personaggio interpretato da Max Tortora (Cesare) viene chiamato per nome dai protagonisti senza essersi presentato probabilmente perché nel montaggio finale è stata tagliata una scena. Sensazionali non sono nemmeno le transizioni da una scena all’altra, ne le inquadrature ma nessuno chiedeva a questo film di essere un esempio registico ma semplicemente di essere ironico e intrattenere.

I difetti più fastidiosi sono legati alle forzature della sceneggiatura per ricercare delle linee narrative capaci di attirare più pubblico possibile. Poco realistico è la storia d’amore che nasce negli ultimi minuti tra il personaggio interpretato da Christiane Filangeri (Claudia) e Domenico. Per tutto il film parlano solo della rapina e i due non sono mai soli e niente fa prospettare una love story. Il loro bacio sorprende perché è inaspettato a causa del suo essere inadatto per la storia. Inserire nella storia una componente gangstar riprendendo i fasti di serie incentrate sulla Camorra, vedi Gomorra, invece d’omaggiare la città partenopea, tenta solo di stereotiparla riempiendola di luoghi comuni.

tortora e filangeri.out out.jpg

Alla fine chiudere le immagini con l’omaggio a Pino Daniele, terminando la storia con una veduta mozzafiato della città sulle note di Napul’è diviene quello che i latini definivano una “captatio benevolentia”, cercando un consenso forzato del pubblico in sala. Tra cure costosissime, bambini malati e citazioni meta cinematografiche i fratelli Vanzina si sono destreggiati meglio del solito provando a creare una metafora tra la recitazione e la vita, sapendo improvvisare e arrangiandosi nelle difficoltà. Domenico e Ferdinando sono due poveracci ma il primo è un sognatore che prova a salvare la vita del suo nipotino ad ogni costo mentre il secondo è arrendevole e spesso egoista. Rispetto a tutti gli altri film girati dai due fratelli questo presenta una buona dose di empatia che lo rende un buon passatempo per il pubblico meno esigente.

Rispondi